Il Tirreno

Pisa

ANZIANITÀ BLOCCATA

Via ai ricorsi dei prof

G.C.

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 PISA. Sembra un obiettivo ambizioso: con un risorso al Tar abbattere quella norma della Finanziaria che blocca gli scatti d'anzianità nelle università. Ma si profila la concreta possibilità di spuntarla, perché tutti gli altri dipendenti pubblici potranno recuperare le somme fra tre anni: e questo crea una disparità di trattamento che è anticostituzionale.  Infatti, quella che ora si chiama "Legge di stabilità" ha congelato per il triennio 2011-13 tutti gli avanzamenti della retribuzione dovuti all'anzianità di servizio: è una misura per contenere i conti pubblici; ma per ricercatori e professori universitari la stretta durerà a vita. Dal 2014 la progressione riavrà effetto giuridico, ma non economico: significa che si ricomincia a contare l'anzianità (per esempio a fini pensionistici), ma a calcolare lo stipendio come se questi tre anni non ci fossero mai stati.  Pertanto se un poliziotto dal 2014 avrà perso "solo" tre anni di aumenti, un docente d'ateneo andrà ad incassare scatti calcolati senza l'incremento dovuto a questo intervallo di tempo e quindi continuerà a perdere per sempre. Peggio ancora va ai ricercatori: per la carriera più lunga che hanno davanti e per l'incidenza percentuale (100 euro su 1.200 al mese, "pesano" di più di 100 su 3mila).  «Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge», recita l'articolo 3 della Carta a fondamento della Repubblica. Ma qui sembra che il ministero dell'Economia non la pensi allo stesso modo. Allora un primo gruppo di professori universitari si è rivolto alla Cgil che ha dato mandato al suo studio legale di valutare gli estremi per ricorrere al Tar.  Daniela Fabbrini, responsabile di Cgil scuola, spiega che la strada maestra per un sindacato è la contrattazione con il datore di lavoro. Ma in questo caso «c'è la fondatezza dei rilievi costituzionali, perché quella accademica è l'unica categoria a cui non sarà riconosciuto il recupero dell'anzianità».  Anche i ricercatori si stanno muovendo: per il momento si tratterebbe di un centinaio di interessati, i quali stanno valutando la possibilità di rivolgersi a uno studio legale privato e di muovere un'azione collettiva contro il ministero.

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