Finanza
«Indagate sulla morte di Sara»
Candida Virgone
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La piccola Sara Sarti I genitori si oppongono alla morte e scrivono a Napolitano e ad Alfano
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PISA. Commossi e indignati, ma forti e decisi a non gettare via tanto facilmente la spugna. Sono i genitori di Sara Sarti, la bambina di Vecchiano morta a 5 anni il 24 agosto del 2009 all'ospedale di Locri, dove i nonni materni l'avevano portata il giorno prima, ma da cui era stata rimandata a casa. Per i medici non era nulla di preoccupante. Quel che successe dopo racconta un'altra storia. Ieri mattina a San Giuliano, nello studio dei loro legali, Giovanni Frullano ed Elena Mannucci, la mamma ed il papà di Sara, Caterina Nicita e Alessandro Sarti, hanno fatto il punto di un'inchiesta costellata di colpi di scena e in cui i magistrati calabresi parlano di archiviazione addirittura da un anno e mezzo. L'avvocato Frullano ha annunciato per i suoi clienti l'opposizione al provvedimento chiedendo al gip l'imputazione coatta e, in via subordinata, il proseguimento delle indagini. Caterina e Alessandro hanno fatto presente che hanno già scritto al presidente della Repubblica e al ministro della giustizia per avere una spiegazione reale sulla morte di Sara e la valutazione dei criteri e i metodi dell'indagine condotta a Locri. Del caso si sono occupati il pm Rosanna Sgueglia, il gip Andrea Amadei e il procuratore capo, Giuseppe Carbone. «È stata un'archiviazione annunciata», ha detto Caterina Nicita, a cui la richiesta di archiviazione è stata notificata il 3 scorso e che ha già presentato opposizione; partirà a breve quella del papà, a cui il provvedimento è arrivato solo il 13: disguidi dovuti a procedure diverse, una con ufficiale giudiziario, l'altra con carabinieri. «La richiesta di archiviazione - spiega l'avvocato Frullano - non è frutto di indagini e dell'esame dell'ampia documentazione medica da noi fornita, ma nasce dalle conclusioni della commissione interna dell'ospedale, su cui si basano anche il perito del pm, Aldo Barbaro, e la superperizia collegiale chiesta dal gip e firmata dai medici legali Vittorio Cavallari, Giulio Cardia e Michele Giannetto. A sua volta la commissione dell'Asl 9 della Regione Calabria si basa sulle dichiarazioni dei medici indagati in sede di indagine amministrativa. Sono pubblici ufficiali quindi bisogna creder loro: insomma un atto di fede pubblica. Ma sottolinea che sarebbero stati necessari esami ed una osservazione in reparto. Mentre Barbaro dice che la morte era inevitabile, ma ammette la colposità di 2 medici su 4. Sulla stessa linea la superperizia collegiale». «L'ultima presa in giro», la definisce Caterina Nicita. Per i periti della famiglia, il professor Generoso Bevilacqua, dell'università di Pisa, e il medico legale catanzarese Domenico Cardamone, Sara poteva essere salvata: bastava che fosse visitata, ricoverata e curata. Aveva una polmonite ed un inizio di appendicite; sussisteva una miocardite, ma non tale da causare la morte della bimba: l'autopsia accertò infatti assenza di necrosi nel cuore. Per Barbaro e company la miocardite è fatale e non prevedibile. Secondo la denuncia della famiglia, Sara, in vacanza dai nonni materni a Casignana, il centro della Locride di cui è originaria Caterina, «dopo tre giorni di vomito e forti dolori addominali, non fu nemmeno visitata dalla pediatra di turno in ospedale, che si rifiutò di ricoverarla, non fece neanche un accertamento e la rimandò a casa con un forte antiemetico». Quando i nonni tornarono in ospedale il giorno dopo era troppo tardi. Per la morte della bambina sono indagati tre medici dell'ospedale di Locri, la pediatra Maria Teresa Sabatini, 45 anni, Antonio Muscari, 49 anni, e Vincenzo Speranza, 65 anni, e il medico di base, Carmelo Celentano, 51 anni. Devono rispondere di omicidio colposo in concorso.
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