Sicurezza
Ateneo, la Regione entra nel cda
Gianluca Campanella
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Studenti nel corso di una lezione universitariaIn cambio l'università avrà risorse aggiuntive, firmata un'intesa
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Un nuovo protocollo d'intesa, approvato all'unanimità dal senato accademico, sancisce una mini rivoluzione nei rapporti tra Università e Regione. E di fatto rappresenta il primo passo di quest'ultima verso l'ingresso nei cda degli atenei toscani. Infatti, il governatore Enrico Rossi diventa il presidente della "Conferenza giunta regionale - istituzioni universitarie", che si riunisce almeno una volta ogni tre mesi nei suoi uffici ed è composta dai vertici delle sette accademie regionali: ai tre rettori di Firenze, Pisa e Siena (che c'erano anche nel precedente protocollo) si aggiungono i direttori di Scuola Normale e Scuola Sant'Anna di Pisa, Imt di Lucca e Istituto italiano di scienze umane, che ha sede a Firenze e Napoli.
Fra gli obiettivi della collaborazione ci sono: sviluppo e valorizzazione del sistema universitario toscano; sviluppo dell'alta formazione; ottimizzazione di strutture e risorse. Prima c'erano solo le tre università "statali" ed era la loro azione congiunta a proporre iniziative alla Regione, che era coinvolta nella fase finale. Ora, nel testo, da un lato si specifica che la scaletta delle discussioni è «concertata con rettori e direttori»; ma dall'altro si inquadra l'operazione in una nuova «normativa statale» che «individua apposite sedi di confronto» in cui non sono escluse «le categorie economiche e produttive». Insomma, manca solo il nome: cda; e il cognome: riforma Gelmini.
I tre rettori si sono incontrati più volte nel 2011 per progettare un'integrazione su alcuni aspetti di didattica, ricerca, trasferimento tecnologico, bilancio e gestione amministrativa; tanto che già si parlava di dottorati in comune. L'ultimo tavolo tecnico si è svolto proprio ieri. E ha affrontato una bozza di accordo tra Miur (ministero dell'Istruzione), Regione e i tre atenei che menziona il protocollo d'intesa solo nelle premesse, ma all'articolo 1 stabilisce che esse ne «formano parte integrante».
L'accordo durerà 5 anni ed entro l'anno accademico 2015/16 deve produrre i primi effetti sulle attività didattiche. Gli altri risultati (di natura contabile, politica e amministrativa) entro l'anno solare 2016. Il testo prevede obblighi per ogni attore: i tre atenei devono cercare l'integrazione e il potenziamento della rete; mentre ministero e Regione devono garantire l'impegno finanziario. Secondo Flavio Zappacosta, del Consiglio nazionale degli studenti, «siamo alle solite: i rettori e le istituzioni partitiche cercano di portare a casa qualche euro in più; gli studenti si chiudono nei palazzi.
Ma non comprendo come il Senato accademico dell'Università di Pisa abbia potuto permettere ai rettori e al presidente della Giunta regionale l'accentramento di tutti i poteri». Zappacosta, dunque, si chiede «cosa ne sarà dell'autonomia universitaria (e quindi della didattica e della ricerca) degli atenei pubblici toscani se questi dovranno essere anche tenuti sotto stretta vigilanza dalla Regione e dal Miur».
Fra gli obiettivi della collaborazione ci sono: sviluppo e valorizzazione del sistema universitario toscano; sviluppo dell'alta formazione; ottimizzazione di strutture e risorse. Prima c'erano solo le tre università "statali" ed era la loro azione congiunta a proporre iniziative alla Regione, che era coinvolta nella fase finale. Ora, nel testo, da un lato si specifica che la scaletta delle discussioni è «concertata con rettori e direttori»; ma dall'altro si inquadra l'operazione in una nuova «normativa statale» che «individua apposite sedi di confronto» in cui non sono escluse «le categorie economiche e produttive». Insomma, manca solo il nome: cda; e il cognome: riforma Gelmini.
I tre rettori si sono incontrati più volte nel 2011 per progettare un'integrazione su alcuni aspetti di didattica, ricerca, trasferimento tecnologico, bilancio e gestione amministrativa; tanto che già si parlava di dottorati in comune. L'ultimo tavolo tecnico si è svolto proprio ieri. E ha affrontato una bozza di accordo tra Miur (ministero dell'Istruzione), Regione e i tre atenei che menziona il protocollo d'intesa solo nelle premesse, ma all'articolo 1 stabilisce che esse ne «formano parte integrante».
L'accordo durerà 5 anni ed entro l'anno accademico 2015/16 deve produrre i primi effetti sulle attività didattiche. Gli altri risultati (di natura contabile, politica e amministrativa) entro l'anno solare 2016. Il testo prevede obblighi per ogni attore: i tre atenei devono cercare l'integrazione e il potenziamento della rete; mentre ministero e Regione devono garantire l'impegno finanziario. Secondo Flavio Zappacosta, del Consiglio nazionale degli studenti, «siamo alle solite: i rettori e le istituzioni partitiche cercano di portare a casa qualche euro in più; gli studenti si chiudono nei palazzi.
Ma non comprendo come il Senato accademico dell'Università di Pisa abbia potuto permettere ai rettori e al presidente della Giunta regionale l'accentramento di tutti i poteri». Zappacosta, dunque, si chiede «cosa ne sarà dell'autonomia universitaria (e quindi della didattica e della ricerca) degli atenei pubblici toscani se questi dovranno essere anche tenuti sotto stretta vigilanza dalla Regione e dal Miur».
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