Il Tirreno

Pisa

Protesti in calo, siamo al 42º posto

Secondo i dati di Unioncamere, i protesti sono in frenata
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Secondo i dati di Unioncamere, i protesti sono in frenata

Pisa si colloca a metà nella classifica delle province più virtuose

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 PISA. Frenano i protesti nel corso del 2010. E anche questo può essere letto come una conseguenza della crisi che non passa.  Lo dice Unioncamere che analizza anche la situazione della nostra provincia, ferma al 42esimo posto con 6.773 protesti. Il valore medio per protesto è di 2.744 euro con un valore complessivo dei titoli protestati da bilancio milionario: 18.581.993 euro.  Quanto alla tipologia di titolo, Pisa occupa la posizione numero 61 per quanto riguarda gli assegni che, presentati alla cassa, non sono stati pagati. Nel 2010 - informano i dati delle Camere di Commercio - sono stati 1.450 e valevano in media 5.410 euro per titolo (valore complessivo 7.844.980 euro).  In Italia vince, si fa per dire, Trento che registra un altissimo importo medio per assegno protestato: 14.784 euro. Mentre si sta meglio a Oristano, ultima posizione della classifica relativa, dove un analogo titolo protestato valeva 3.246 euro.  Dalla posizione 61 Pisa scende alla 34ª considerando invece il valore medio delle cambiali protestate. Lo scorso anno sono state 5.248 e valevano in media 2.019 euro a "pagherò" (raggiungendo i 10.593.681 di euro come valore complessivo). In prima posizione nazionale troviamo ancora Viterbo con 6.005 euro di valore medio, mentre in ultima posizione la virtuosa Palermo dove la cambiale protestata valeva in media appena 779 euro.  A livello nazionale «un'economia ancora convalescente dalla crisi e imprenditori e consumatori che fanno più attenzione al portafoglio - sottolineano gli esperti di Unionecamere - sembrano essere il mix di condizioni che hanno determinato, nel 2010, una visibile frenata del fenomeno dei protesti rispetto all'anno precedente e che hanno fatto fermare il conto delle promesse non onorate alla cifra di poco più di 3,8 miliardi di euro contro i quasi 4,5 del 2009».  In termini relativi, nei dodici mesi dello scorso anno i protesti levati nelle province italiane si sono ridotti complessivamente del 7,2% nel numero e del 14,7% in valore. La diminuzione ha riguardato tutte le tipologie di "pagherò": dagli assegni alle cambiali alle tratte. In particolare, gli assegni sono diminuiti del 16,5% nel numero e di quasi il 22% nell'importo (il valore medio è diminuito del 6%). Indicatori tutti con il segno meno anche per le cambiali a vuoto che hanno visto ridursi sia il loro numero del 2,6% che il valore medio (-3,5%), con il risultato che i "pagherò" rimasti sulla carta hanno registrato una riduzione del 5,9% rispetto al 2009, per un controvalore totale di poco superiore al miliardo e 850 milioni di euro contro i quasi 2 miliardi dello scorso anno.  Infine, in diminuzione anche le tratte, strumento di pagamento residuale ma ancora in uso nel mondo degli affari: il numero di quelle non incassate nei dodici mesi del 2010 è diminuito del 15,7%, così come il loro valore totale sceso del 3,5% mentre è aumentato del 14% il loro importo medio.

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