Il Tirreno

Pisa

I diplomati del 1941 tra vecchi ricordi e nostalgia

Lucia Maffei
Un momento dell’incontro degli anziani diplomati
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Un momento dell’incontro degli anziani diplomati

«Siamo contenti di essere qui, prima di tutto perché siamo ancora vivi»

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 PISA. «Siamo contenti di essere qui perché, tanto per cominciare, siamo ancora vivi».  Alla rimpatriata di quelli del '41, come amano definirsi i diplomati degli anni Quaranta, erano almeno una ventina: ultraottantenni di Pisa e dintorni che ricordano benissimo com'era studiare in tempo di guerra al "Regio istituto tecnico Da Vinci".  L'incontro, apertosi ieri con la consegna all'attuale preside del Da Vinci Odoardo Fontani di una stecca commemorativa con tutte le date delle rimpatriate precedenti, è stato anche l'occasione per gli studenti più giovani di assistere a una lezione di storia dal vivo.  «Il sabato era obbligatorio venire a scuola in divisa, che comprendeva pantaloni grigioverdi e ghette», ricorda Mario Lelli, classe 1921, tenente pisano in pensione.  Altri hanno intrapreso le professioni più disparate, dal direttore tecnico del catasto al dirigente delle ferrovie, anche perché all'epoca chi usciva dall'istituto tecnico non poteva accedere a tutte le facoltà universitarie. «Il mio sogno era andare a Ingegneria meccanica, ma per iscrivermi avrei dovuto fare il liceo scientifico - spiega Michele Petrillo, ex preside della scuola media di Lari - Così mi sono iscritto a Economia e Commercio e sono entrato nell'insegnamento».  «Durante la guerra fummo sfollati a San Giuliano, poi ad Asciano - racconta Danilo Pardini, di Migliarino, dirigente di banca in pensione - Era il 1943 e io ero tra il terzo e il quarto anno di studi. Quando tornai a scuola nel 1945, l'istituto era in uno stato di degrado assoluto».  L'avvocato Mario Boncristiani racconta all'uditorio di un vecchio compagno di classe: «Si chiamava Bruno e scriveva articoli politici che non piacevano al professore di matematica, un fascista convinto. Al tempo chi accedeva all'ultimo anno di studi era esonerato dal servizio militare, in modo da poter prendere il diploma. Alla fine del quarto anno il professore bocciò Bruno che ricevette la cartolina militare e partì per la Russia. Non tornò mai più. E io non sono mai riuscito a perdonare quel professore».

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