Il dolore
In lotta col parroco per l'affitto
Donatella Lascar
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La casa e, sotto, la scritta sulla pareteLui li sfratta e loro lo scrivono sulla parete della casa
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MARINA. "La chiesa e Don Edoardo ci ha sfrattato". Questa scritta, in un italiano scorretto, appare sul muro della casa in via dell'Ordine angolo via Ivizza a Marina, dove Steve e Marina Emody abitano con la figlia da 11 anni. Ora sono stati sfrattati per morosità da don Edoardo Butta, che guida la parrocchia Santa Maria Ausiliatrice, proprietaria dell'appartamento. «Non è vero che siamo morosi - dice Steve Emody -, noi abbiamo sempre pagato, ma al nero». Don Edoardo, invece, racconta un'altra storia: negli ultimi quattro anni non avrebbe mai ricevuto un euro.
Dopo ripetute telefonate e raccomandate dall'amministratore per chiedere il pagamento dell'affitto, dice di essere stato costretto a procedere con lo sfratto. Un braccio di ferro che ha portato le parti il 5 aprile scorso davanti al giudice che ha dato tempo a Emody fino al 6 giungo per pagare i 15mila euro di arretrati, poi lo sfratto sarà esecutivo. «Ma io non ci sto - dice Steve -. Dovranno portarmi via con la forza. È stato dopo l'udienza che ho fatto la scritta sul muro. Sono venuti anche i carabinieri a vederla e il maresciallo di Marina mi ha detto che avrebbe verificato se c'è un ipotesi di reato e che molti fedeli lo hanno chiamato per dirgli di farmela cancellare.
Io ho sempre pagato, non ho le ricevute perché ho continuato a fare come con il prete precedente, don Giorgio, che ci ha dato la casa». Secondo quanto raccontato da Steve, sua moglie Marina faceva le pulizie nella parrocchia e don Giorgio le detraeva l'affitto direttamente dallo stipendio. Nel 2002 è arrivato don Edoardo. Steve sostiene di avere continuato a pagare al nero dando i soldi alla parrocchia, anche se la moglie non andava più a servizio. Ma la versione di don Edoardo è diversa.
«Quando sono arrivato - afferma il padre -, anche se non pagavano da un anno, abbiamo rinnovato loro l'affitto. La loro quota mensile attuale sarebbe di 379 euro. I primi quattro anni hanno pagato, poi più niente. È una situazione spiacevole e questo non è il modo di fare. Ammesso che sia valido il principio che non si deve pagare l'affitto se la casa appartiene alla parrocchia, sarebbe giusto che quell'alloggio ora toccasse ad un'altra famiglia».
«Speriamo che don Edoardo ci ripensi - dice Emody - e si possa trovare una soluzione perché noi non ce ne andiamo. Aspettiamo che si concluda tutto l'iter. Se andrà male, verrà la forza pubblica a portarci via. Poi vedremo. In quella casa ho fatto tanti lavori. Quando ci siamo entrati pagavo 500mila lire e ho dato la mia quota per la caldaia condominiale, che è costata diversi milioni di lire divisi tra tutti e cinque gli inquilini, più altre spese nel corso degli anni. Dovrà pur esserci un risarcimento».
Dopo ripetute telefonate e raccomandate dall'amministratore per chiedere il pagamento dell'affitto, dice di essere stato costretto a procedere con lo sfratto. Un braccio di ferro che ha portato le parti il 5 aprile scorso davanti al giudice che ha dato tempo a Emody fino al 6 giungo per pagare i 15mila euro di arretrati, poi lo sfratto sarà esecutivo. «Ma io non ci sto - dice Steve -. Dovranno portarmi via con la forza. È stato dopo l'udienza che ho fatto la scritta sul muro. Sono venuti anche i carabinieri a vederla e il maresciallo di Marina mi ha detto che avrebbe verificato se c'è un ipotesi di reato e che molti fedeli lo hanno chiamato per dirgli di farmela cancellare.
Io ho sempre pagato, non ho le ricevute perché ho continuato a fare come con il prete precedente, don Giorgio, che ci ha dato la casa». Secondo quanto raccontato da Steve, sua moglie Marina faceva le pulizie nella parrocchia e don Giorgio le detraeva l'affitto direttamente dallo stipendio. Nel 2002 è arrivato don Edoardo. Steve sostiene di avere continuato a pagare al nero dando i soldi alla parrocchia, anche se la moglie non andava più a servizio. Ma la versione di don Edoardo è diversa.
«Quando sono arrivato - afferma il padre -, anche se non pagavano da un anno, abbiamo rinnovato loro l'affitto. La loro quota mensile attuale sarebbe di 379 euro. I primi quattro anni hanno pagato, poi più niente. È una situazione spiacevole e questo non è il modo di fare. Ammesso che sia valido il principio che non si deve pagare l'affitto se la casa appartiene alla parrocchia, sarebbe giusto che quell'alloggio ora toccasse ad un'altra famiglia».
«Speriamo che don Edoardo ci ripensi - dice Emody - e si possa trovare una soluzione perché noi non ce ne andiamo. Aspettiamo che si concluda tutto l'iter. Se andrà male, verrà la forza pubblica a portarci via. Poi vedremo. In quella casa ho fatto tanti lavori. Quando ci siamo entrati pagavo 500mila lire e ho dato la mia quota per la caldaia condominiale, che è costata diversi milioni di lire divisi tra tutti e cinque gli inquilini, più altre spese nel corso degli anni. Dovrà pur esserci un risarcimento».
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