Il dolore
Promosse dagli allievi le Scuole di dottorato, ma il calo dei finanziamenti per le borse di studio crea allarme
Due su tre tornerebbero a specializzarsi a Pisa
Gianluca Campanella
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Studenti nellatrio del Palazzo della Sapienza 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Se potessero ritornare indietro, due dottorandi su tre dell'Università si iscriverebbero di nuovo allo stesso corso. È una delle risposte date nel questionario somministrato dal Nucleo di valutazione d'ateneo (Nva) nel periodo dicembre 2010-marzo 2011 e in fase di prima elaborazione. Infatti, il decreto ministeriale 224 del 1999 istituisce le scuole di dottorato e impone una relazione annuale sia sulla "sussistenza dei requisiti" nel caso di nuova attivazione di un corso di dottorato, che sulla "permanenza dei requisiti di idoneità della sede" per i corsi già attivati. L'Università ha riformato nel 2010 i propri dottorati, pertanto questa rilevazione del Nva è la prima da quando sono state riorganizzate le undici scuole, che in alcuni casi accorpano le discipline di più facoltà (è il caso della Scuola di scienze agrarie e veterinarie); in altri si concentrano su aspetti specifici (per esempio, la Scuola di storia, orientalistica e storia delle arti). La relazione del Nva si compone di due parti: la prima è una serie di tabelle e dati forniti dagli organi accademici stessi, in particolare dipartimenti e segreterie; l'altra è il questionario rivolto ai dottorandi, che rispetta una serie di specifiche imposte dal ministero. E le risposte sono la parte più interessante del rapporto, perché riflettono l'opinione degli utenti pur essendo essa meno scientifica dei numeri puri offerti nelle tabelle iniziali. La tendenza emerge in modo chiaro: una promozione delle scuole da parte dei loro fruitori. Il 67,69% degli intervistati rifarebbe, appunto, lo stesso corso; il 21,26% un dottorato diverso in un altro ateneo italiano o straniero; l'11,05% del campione se potesse ritornare indietro non si iscriverebbe a nessun dottorato. Per il momento siamo al 60% degli scrutini, su un totale di 960 iscritti totali alle scuole di dottorato cittadine. Altra domanda: «Qual è il tuo grado di soddisfazione sulla metodologia acquisita per condurre autonomamente attività di ricerca?». Il 15,46% dà un voto da uno (il minimo) a cinque; mentre l'84,54% dalla sufficienza a dieci (il massimo), di cui ben il 26,32% si concentra sul giudizio "otto". E, ancora: «Come giudichi il livello di formazione che hai ricevuto?». Secondo il 19,47% è alto; la maggioranza del 54,93% sceglie medio-alto; secondo il 20% il voto è medio-basso; per il 5,6% restante il livello è basso. Queste sono alcune delle risposte all'agile questionario di 88 domande. Invece, per quanto riguarda l'analisi fatta dall'università, in un contesto «nel complesso positivo», si evincono due criticità: età media dei dottorandi alta, con oltre il 60% sopra i 30 anni; e crollo dei finanziamenti con conseguente diminuzione delle borse, che «rischia di allontanare i migliori giovani».
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