Il dolore
Ateneo, verso un taglio delle tasse
Enrico Santus
A settembre la rata potrebbe essere più leggera, in alternativa il rimborso
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Sono al vaglio degli organi di governo dell'Università di Pisa nuove strategie per evitare il superamento del limite massimo di contribuzione studentesca imposto dal Dpr 306/97. Anche nel 2010, infatti, l'ammontare delle tasse pagate dagli universitari ha sfiorato pericolosamente la soglia del 20% sul Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), raggiungendo una quota pari a circa il 19,80%. E non poteva essere altrimenti, considerata la diminuzione dell'Ffo di circa il 4% rispetto al 2009. In attesa di ulteriori tagli sui finanziamenti del ministero per l'anno in corso, si prevede un altissimo rischio di sforamento nel bilancio consuntivo del 2012.
«Questa soglia - ha fatto sapere Ada Carlesi, prorettore per le Politiche di Bilancio - fu introdotta in anni in cui l'Ffo era in continua crescita per evitare un aumento indiscriminato delle tasse, mentre oggi a causa dei tagli governativi ci si è rivoltata contro come un boomerang». L'Università, dunque, starebbe valutando almeno due strategie, ovvero la possibilità di diminuire l'importo della rata in scadenza a settembre 2011 oppure quella di restituire a posteriori l'eventuale eccedenza. «Ci troviamo in situazioni complesse, in particolare nella seconda ipotesi, perché esistono delle fasce di tassazione differenti e le eventuali restituzioni devono essere naturalmente proporzionali», ha spiegato la Carlesi. L'azione preventiva, d'altra parte, presenta delle criticità, visto che l'Università è costretta a lavorare su stime del finanziamento governativo senza conoscerne il reale ammontare fino alla chiusura del bilancio consuntivo, ad anno ormai concluso.
«Immaginate la difficoltà di gestire un intero anno di attività senza conoscere l'entità dei mezzi a disposizione: è come "navigare a vista", sperando sempre che non capitino imprevisti», ha detto il prorettore. Ed è questo il motivo principale per cui, dovendo ottenere la massima contribuzione possibile nei termini di legge, anche le università più virtuose si trovano spesso a sforare il limite. Ma non si tratta dell'unico dato tenuto sotto osservazione dagli amministratori dell'Ateneo: proprio in questi giorni, infatti, il Nucleo di valutazione interna di ateneo (Nva) ha stilato una relazione in cui emerge un preoccupante impoverimento generale dell'Università di Pisa.
Secondo tale relazione, si sarebbe registrato un calo di entrate pari a circa il 7% rispetto al 2009, che avrebbe risentito non solo della riduzione del Ffo, ma anche di una consistente decrescita delle entrate proprie. A partire dal 2008, infatti, starebbe aumentando la dipendenza dell'Ateneo dai finanziamenti del Ministero, passando dal 62,04% del 2008 al 67,3% nel 2010. Ciò non può che inquietare, se si considerano i tagli all'Ffo che nel 2011 dovrebbe diminuire di ulteriori 21 milioni di euro. Nonostante ciò, il bilancio consuntivo del 2010 si è chiuso con un avanzo di 7,4 milioni (già impegnati per edilizia e per scatti di stipendio) grazie anche ad una politica prudenziale dell'amministrazione.
Di rilievo è, in questo senso, il rispetto del limite del 90% dell'Ffo per le spese sul personale, che ha permesso di bandire concorsi per 85 ricercatori e di stabilizzare 89 tecnici amministrativi. Il risparmio, tuttavia, non può che dipendere da una politica di contenimento della spesa che avrà pesanti ripercussioni nei prossimi anni, quando sarà necessario reintegrare parte del corpo docente. Discorso simile per le economie nell'edilizia, ottenute negli ultimi anni col rinvio degli interventi di manutenzione: se per il momento hanno favorito una chiusura positiva dell'esercizio 2010, esse andranno necessariamente ad incidere in misura pesante sui prossimi bilanci.
«Questa soglia - ha fatto sapere Ada Carlesi, prorettore per le Politiche di Bilancio - fu introdotta in anni in cui l'Ffo era in continua crescita per evitare un aumento indiscriminato delle tasse, mentre oggi a causa dei tagli governativi ci si è rivoltata contro come un boomerang». L'Università, dunque, starebbe valutando almeno due strategie, ovvero la possibilità di diminuire l'importo della rata in scadenza a settembre 2011 oppure quella di restituire a posteriori l'eventuale eccedenza. «Ci troviamo in situazioni complesse, in particolare nella seconda ipotesi, perché esistono delle fasce di tassazione differenti e le eventuali restituzioni devono essere naturalmente proporzionali», ha spiegato la Carlesi. L'azione preventiva, d'altra parte, presenta delle criticità, visto che l'Università è costretta a lavorare su stime del finanziamento governativo senza conoscerne il reale ammontare fino alla chiusura del bilancio consuntivo, ad anno ormai concluso.
«Immaginate la difficoltà di gestire un intero anno di attività senza conoscere l'entità dei mezzi a disposizione: è come "navigare a vista", sperando sempre che non capitino imprevisti», ha detto il prorettore. Ed è questo il motivo principale per cui, dovendo ottenere la massima contribuzione possibile nei termini di legge, anche le università più virtuose si trovano spesso a sforare il limite. Ma non si tratta dell'unico dato tenuto sotto osservazione dagli amministratori dell'Ateneo: proprio in questi giorni, infatti, il Nucleo di valutazione interna di ateneo (Nva) ha stilato una relazione in cui emerge un preoccupante impoverimento generale dell'Università di Pisa.
Secondo tale relazione, si sarebbe registrato un calo di entrate pari a circa il 7% rispetto al 2009, che avrebbe risentito non solo della riduzione del Ffo, ma anche di una consistente decrescita delle entrate proprie. A partire dal 2008, infatti, starebbe aumentando la dipendenza dell'Ateneo dai finanziamenti del Ministero, passando dal 62,04% del 2008 al 67,3% nel 2010. Ciò non può che inquietare, se si considerano i tagli all'Ffo che nel 2011 dovrebbe diminuire di ulteriori 21 milioni di euro. Nonostante ciò, il bilancio consuntivo del 2010 si è chiuso con un avanzo di 7,4 milioni (già impegnati per edilizia e per scatti di stipendio) grazie anche ad una politica prudenziale dell'amministrazione.
Di rilievo è, in questo senso, il rispetto del limite del 90% dell'Ffo per le spese sul personale, che ha permesso di bandire concorsi per 85 ricercatori e di stabilizzare 89 tecnici amministrativi. Il risparmio, tuttavia, non può che dipendere da una politica di contenimento della spesa che avrà pesanti ripercussioni nei prossimi anni, quando sarà necessario reintegrare parte del corpo docente. Discorso simile per le economie nell'edilizia, ottenute negli ultimi anni col rinvio degli interventi di manutenzione: se per il momento hanno favorito una chiusura positiva dell'esercizio 2010, esse andranno necessariamente ad incidere in misura pesante sui prossimi bilanci.
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