Il Tirreno

Pisa

Ricca di cultura e geni, ma è una città che dorme e perde tante occasioni

Marco Barabotti
Gianfranco Borghini nella sede dell’Ets
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Gianfranco Borghini nella sede dell’Ets

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Quei cinque minuti prima delle 8 scandiscono da anni la vita delle Edizioni Ets, almeno cinque giorni la settimana. È ormai una ritualità: è in quel fazzoletto di tempo, prima delle scoccare dell'ora, che scatta la molla della progettualità.  È il pater familias, Gianfranco Borghini, 85 anni portati benissimo, durante la riunione mattutina davanti alla moglie Mirella e alle figlie Gloria e Alessandra, a dare la carica a tutti. Un fiume in piena, subito contenuto e rimesso nell'alveo dalle figlie - che dal padre hanno ereditato la grande passione e che sono diventate la struttura portante dell'Ets - e dalla moglie vispa e pragmatica. «Il nostro credo - dice in coro la famiglia - si basa sull'entusiasmo, il sacrificio, la presenza e la generosità con tutti».  Questa sede volutamente spartana di piazza Carrara, dove c'è anche una graziosa saletta per le conferenze, è un viavai di persone. «Professori, impiegati, professionisti, ma anche operai - dice Borghini. Noi cerchiamo di ascoltare tutti».  Qui sono andati in porto centinaia e centinaia di progetti editoriali, per una Casa editrice che fa proprio quest'anno mezzo secolo di vita. Nata nel 1961 come Editrice Tecnico-Scientifica - la sede era la loro abitazione di via Benedetto Croce, davanti ai due licei e all'istituto Pacinotti -, quella bottega di casa si è trasformata in un complesso editoriale di livello nazionale e internazionale ma che conserva una sua spiccata anima locale, con una miriade di volumi e libricini su Pisa a tutto tondo, la cui collana è curata personalmente dal capo famiglia.  «Abbiamo cercato di seguire il solco tracciato magistralmente da Luciano Lischi, scomparso qualche anno fa», dice Borghini «portando avanti la grande cultura che si produce qui a Pisa, ma anche sostenendo i piccoli autori locali che però oggi sono troppi. Noi d'altronde non siamo d'accordo con quella politica editoriale che accetta di pubblicare un testo, qualunque sia, tanto viene pagato dall'autore. Non vogliamo prendere in giro nessuno».  Da ieri a oggi, come è cambiato il modo di approcciare la città, per un'attività come la vostra? «I nostri libri, allora, all'inizio, mezzo secolo fa - ricorda Gianfranco Borghini - erano appena delle dispense che, messe a confronto con le vecchie dispense allora in voga, si distinguevano per una certa eleganza. Non erano fascicoli sciolti, ma veri e propri libri, composti in linotype e stampati a offset con con tre piccole Multilith di nostra proprietà, cuciti a mano e rilegati in Barbaricina».  E Borghini ha un groppo, che vuole tirar subito fuori. «Allora - ricorda - subivamo tanti baroni dell'Università, che ci imponevano, se si voleva lavorare, delle vere e proprie tangenti sulle dispense, obbligando poi di fatto gli studenti a comprarle se volevano dare l'esame. Avevano insomma il coltello dalla parte del manico. La fetta maggiore del guadagno se la prendevano loro, a noi restava sì e no il 5, quando andava bene il 10 per cento. La pacchia è finita quando, a cavallo degli anni Settanta, sono spuntate come funghi le fotocopiatrici».  Da dispense scientifiche, soprattutto per la facoltà di Ingegneria, piano piano l'Ets è entrata nel mondo dei letterati, diventando sempre più un importante punto di riferimento nel settore umanistico, con la pubblicazione anche di prestigiose opere come l'"Edizione Nazionale dell'Opera Omnina di Alessandro Stradella", istituita dal Ministero per i Beni culturali.  «Alla fine degli anni Settanta - dice Borghini - approdò in azienda il calabrese Domenico Corradini, storico e studioso di filosofia del diritto, nonché scrittore e poeta. A lui si deve la creazione di numerose collane. Da lì fu un succedersi di nuovi importanti progetti. Nel 1980 Carlo Alberto Madrignani fondò una collana di letteratura, nella quale sarebbero stati pubblicati due importanti libri di Sebastiano Timpanaro, uno dei quali raccoglieva e sistemava i saggi usciti sulla rivista "Belfagor", fondata da Luigi Russo. A Corradini e Madrignani sono seguiti e si sono affiancati storici della filosofia come Vittorio Sainati e Gian Marco Cazzaniga, i classicisti Giorgio Brugnoli, Guido Paduano. E così tanti altri. Oggi, sono presenti in catalogo oltre mille titoli, più di venti collane e dieci riviste».  Dal 1961 ad oggi c'è stata una rivoluzione copernicana nel rapporto con gli autori. «Una volta - dice Borghini - li subivamo, oggi scegliamo noi cosa fare e cosa non fare. Se su un progetto ci crediamo lo portiamo a buon fine, altrimenti diciamo di no, sempre con grande cortesia. Oggi la maggior parte della nostra produzione è fuori Pisa. Lavoriamo con diverse Università e produciamo anche per l'estero».  Ma l'amore per Pisa di questo brillante e simpatico patriarca-buono, è talmente viscerale che si è tradotta in progetto scientifico. Accanto agli autori "classici" della storia di Pisa come Emilio Tolaini e altri, recentemente è uscito il volume dedicato al grande neurofisiologo, pisano di adozione, Giuseppe Moruzzi, dal titolo "Ritratto di uno scienziato", nel centenario della sua nascita. «Lì dentro - dice Borghini - ci sono le sue memorie e una serie di brevi testi di persone che lo hanno conosciuto profondamente, tra cui Rita Levi-Montalcini e Mario Tobino. Presto usciremo con un libro dedicato ad Alessandro Faedo, grande matematico, ex rettore dell'Università di Pisa e a cui si deve la nascita dell'informatica pisana, o meglio di quella italiana».  Borghini, empolese, ma pisano di adozione da oltre mezzo secolo - per quarant'anni è stato alla Scuola Sant'Anna e quando è andato in pensione negli anni Ottanta ne era l'economo - è innamorato di Pisa, della sua grande cultura, ma tira le orecchie ai pisani. «Dormono troppo - dice - e non colgono le grandi opportunità che hanno. Altri, al loro posto, avrebbero fatto di questa città a cui non manca niente per storia e tradizioni e con tre Scuole di eccellenza (Università, Normale e Sant'Anna), una grande opportunità di sviluppo, molto di più del solito tran tran di turisti mordi e fuggi che la caratterizza da sempre. Pisa ha davvero bisogno di fare quel salto che altre città d'arte, anche meno blasonate, hanno fatto. Ci vorrebbe poco: più buona volontà e meno maldicenza».  

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