Il Tirreno

Pisa

Tra gli ultimi per qualità della scuola

Tra gli ultimi per qualità della scuola

Bocciati per risultati e condizione del personale, un po' meglio i servizi

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PISA. Non eccelle la qualità del sistema scolastico pisano. A livello nazionale, su cento province prese in considerazione, non va oltre il 73º posto. E' quanto si ricava dai risultati del secondo rapporto realizzato dal mensile specializzato Tuttoscuola. Rispetto alla precedente, analoga ricerca (datata 2007), Pisa scivola di diverse posizioni, visto che era 51ª. In ripresa invece la Toscana nel suo complesso, che da 14ª regione risale fino alla 10ª piazza.  Questa graduatoria deriva da 152 indicatori tratti dalle ultime rilevazioni ufficiali (ministero della Pubblica Istruzione, Istat, ministero dell'Interno, Ragioneria Generale dello Stato, ecc).

Una piattaforma di dati imponente, oltre 63mila, da cui si ottiene un'approfondita e inedita radiografia del sistema dell'istruzione nel Paese. Che, come tutte le classifiche di questo tipo, deve però essere meglio interpretata tenendo conto delle peculiarità locali, spesso non valorizzate dal semplice riscontro numerico.  Questa classifica della qualità è stata costruita sulla base di quattro macro settori propri dei sistemi scolastici: risorse e strutture; organizzazione e servizi; condizioni del personale; risultati scolastici. I dati finali collocano la realtà provinciale pisana poco al di sotto della media nazionale, con un punteggio di 453 contro 457. A livello regionale il distacco aumenta un po', dal momento che la media toscana sfiora i 461 punti, con Pisa che si ritrova al settimo posto (su dieci).

La fotografia regionale, pur in ripresa, parte dalla considerazione che nessuna provincia si piazza tra le prime venti in Italia (svettano Biella e Torino). La migliore è Prato (21ª). Sotto Pisa ci sono Grosseto (77), Lucca (83) e Massa (86).  Ma scendiamo nel dettaglio degli indicatori. Primo macro settore è quello delle risorse e strutture, che comprende il patrimonio delle scuole, le spese degli enti locali per l'istruzione, gli edifici, le tecnologie didattiche. In questo caso Pisa è sotto la media nazionale (pur risalendo in 66ª posizione), ma sopra quella regionale (4ª assoluta). Nell'area organizzazione e servizi - rapporto alunni per classe, efficienza amministrativa, tempo scuola - il responso è inverso: meglio della media nazionale (44º posto, il più elevato di settore), sotto in quella toscana (8ª su dieci).

Per l'area condizioni del personale (docenza, genere ed età, precarietà), Pisa è allineata alla media nazionale, ma non è considerato un gran risultato, visto che l'86ª posizione è la peggiore di settore; sotto invece il dato medio regionale.  I risultati scolastici infine (titoli di studio, ripetenze, dispersione): sotto, ma non troppo, sia rispetto alla media nazionale che a quella regionale.  Dunque, un quadro complessivo che si presta a più letture e che, in linea generale, non costituisce una buona vetrina. «Di fronte a questi numeri la sensazione immediata è di perplessità», è il primo commento della dirigente dell'ufficio scolastico provinciale, l'ex provveditorato agli studi, Maria Alfano. «Pisa - prosegue - è inserita in un sistema come quello toscano che forse può non eccellere al 100%, ma indubbiamente di alta qualità. Un livello più che accettabile, a paragone con altre realtà regionali.

Queste classifiche mettono insieme più aspetti, molti dei quali richiamano le competenze degli enti locali, come nel caso delle strutture.  Qualche punto da migliorare? «L'accesso dei docenti al mondo della scuola: l'attuale sistema di reclutamento non è in linea con l'esigenza di avere insegnanti più al passo con i tempi e pronti a rapportarsi con una società che è cambiata, così come, di conseguenza, i ragazzi». Secondo punto: «La scuola è diventata un "progettificio". Molti di questi sono sicuramente meritevoli, ma dovrebbero svolgersi maggiormente in orario extrascolastico, poiché finiscono per disperdere le attenzioni degli studenti dalle materie essenziali».

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