Il Tirreno

Pisa

L’Aisla contesta il mancato rispetto di accordi che prevedono per questi pazienti percorsi più veloci

Malato di sla per ore in attesa del ricovero

L’ingresso al nuovo pronto soccorso dell’ospedale di Cisanello
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L’ingresso al nuovo pronto soccorso dell’ospedale di Cisanello

L'associazione protesta ma l'Aoup replica: curato immediatamente e assistito

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PISA. Un caso sanitario controverso. Da una parte l'Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) che denuncia che una persona colpita da questa malattia sia rimasto per lungo tempo su una lettiga in attesa di un posto-letto. Dall'altra, l'Azienda ospedaliera che rivendica come il malato sia stato assistito all'interno dei migliori standard. Il fatto è accaduto venerdì scorso. «Un nostro paziente ammalato di sla attaccato al respiratore e con peg - scrive America Carnicelli, responsabile dell'Aisla per l'Area Vasta Tirrenia - è arrivato al pronto soccorso di Cisanello alle 11 con una ulcera sanguinante allo stomaco quindi in una situazione già di emergenza. Subito è stato avvertito da me il dott. Malacarne, che ringrazio per la sua collaborazione volontaristica con la nostra associazione e che è intervenuto e ha risolto la situazione in tempi brevi. Il problema è intervenuto dopo quando il malato, dovendo sostare per 48 ore in ospedale, ha aspettato un letto su una lettiga fino alle 20 al pronto soccorso. Ora noi abbiamo un accordo con la Usl che stabilisce dei percorsi preferenziali accellerati in maniera da far sostare il meno possibile i nostri pazienti con tracheo e respiratori nelle sale di aspetto ricche di contaminanti di vario genere».  Abbiamo chiesto all'Azienda ospedaliera universitaria le ragioni di quest'organizzazione interna. «Come correttamente riportato dal responsabile dell'Aisla - si legge nella nota - il paziente è stato immediatamente preso in carico al suo arrivo al pronto soccorso. Entrato in ospedale alle 11.30 circa, tra le 14.30 e le 16 aveva già effettuato una trasfusione di sangue, era stato sottoposto a una valutazione rianimatoria e a una gastroendoscopia interventistica (non solo diagnostica). Alle 16 il paziente aveva quindi terminato il suo percorso e ha atteso solo fino alle 19.30 perché si liberasse un letto in terapia subintensiva. Nel frattempo era assistito all'interno del pronto soccorso, in un luogo ovviamente adatto e consono alle sue condizioni di salute. L'Aoup si rammarica che l'Associazione abbia avuto l'impressione che l'assistenza fornita dall'Aoup non fosse adeguata, perché possiamo garantire che i tempi dell'attesa rientrano del tutto nei migliori standard».

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