Attenzione
Voci dal corteo: la rabbia e la disperazione di chi non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese
«Noi lavoratori precari e con bassi redditi»
E.S.
◗
Un altro momento della protesta 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Non parlano volentieri o chiedono l'anonimato molti dei lavoratori in piazza ieri mattina per lo sciopero generale indetto dalla Cgil. Tanti di loro non hanno nemmeno potuto aderire formalmente allo sciopero, in quanto i loro contratti a progetto prevedono un pagamento solo per le ore di effettivo lavoro: «Sto partecipando, ma formalmente non sto scioperando: queste sono le mie ore libere!», afferma uno di loro mentre ascolta gli interventi dal palco. «La mia storia? È quella di tanti qui in mezzo, perché proprio me?», si chiude un'altra. Solo Elisabetta, 52 anni, collaboratrice scolastica nella scuola materna, racconta la sua storia. Lavora da dieci anni nei servizi esternalizzati del Comune con uno stipendio che varia tra i 700 e i 1.000 euro mensili. «Ogni due anni - fa sapere - ci sono nuovi appalti e ogni volta noi rischiamo di perdere quel poco di diritti che ci siamo conquistate con fatica». "Conquistate", sottolinea, perché sono tutte donne quelle che lavorano nella sua cooperativa: «Adesso siamo preoccupate perché ci troviamo vicino alla scadenza d'appalto e, viste le magre finanze del Comune, non sappiamo quale azienda vincerà e, soprattutto, se avrà i margini per garantirci le tutele di cui parlavo». Tra gli sfortunati, Elisabetta si sente un po' più fortunata, ma non troppo. Racconta infatti che nell'ultimo appalto le hanno bloccato due scatti d'anzianità, non riconoscendole quella accumulata nel contratto precedente. «In giochi di questo tipo ha la sua responsabilità anche la Cgil, che tende ad accordarsi, seguendo la logica del male minore, ma non si accorge che una volta che ti tolgono un diritto non lo recuperi più», ha denunciato. Una situazione logorante, dunque, che la accomuna alle migliaia di lavoratori scesi in piazza. Tra loro c'è Pierpaolo, 29 anni, operatore sociale che si occupa di adolescenza. «Il mio è un lavoro di prevenzione, vado a parlare coi giovani, nei loro luoghi di aggregazione. Cerco di fargli evitare l'abbandono scolastico», ha raccontato. Una professione socialmente importante dunque, che però essendo scarsamente sindacalizzata e fortemente sottovalutata, è la prima a subire i pesanti tagli delle amministrazioni statali e locali. Assunto con contratto a progetto, anche il suo posto è appeso ad un filo. «Guadagno tra i 500 e i 1.000 euro al mese. Se pago affitto e bollette, non mi rimane niente in mano. E come se ciò non bastasse, non ho nessuna garanzia sul futuro: oggi la cooperativa c'è, ma se domani non dovesse ricevere i finanziamenti o non riuscisse a vincere le gare d'appalto, sarò tagliato fuori».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
