Proteste
In migliaia per diritti e lavoro
Enrico Santus
Tensioni con gli antagonisti: lasciato letame sul portone del rettorato
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PISA. "Basta". Questo lo slogan della giornata di sciopero generale che ieri ha visto sfilare circa quattromila persone (secondo alcuni calcoli) per le vie del centro. Molto alta l'adesione alla protesta nei vari settori produttivi: 40% nella scuola, oltre il 90% nel metalmeccanico, 78% nel commercio, 80% nella concia. Scritto su uno striscione verticale sullo sfondo della bandiera italiana, lo slogan è stato issato su un palo di piazza Carrara, dove i lavoratori si sono radunati dopo aver attraversato il centro città. Giovani e meno giovani, italiani e immigrati hanno camminato insieme per le vie del centro, intonando cori e mostrando i loro striscioni, accompagnati dalle percussioni di due scuole di ritmi afro-brasiliani, Sambalordi e Batebalengo. Tanti colori e tante, tantissime bandiere, ma anche sciarpe colorate e pettorine con scritto "Non più disposti a tutto". Dopo essersi incontrati alle 9 davanti alla sede del sindacato, in viale Bonaini, lavoratori, cassintegrati e precari hanno raggiunto piazza Guerrazzi, risalendo via San Martino per poi attraversare il ponte di mezzo. Davanti a piazza Garibaldi, uno spezzone di circa 150 studenti ha atteso il passaggio del corteo in un concentramento differente, fatto in segno di protesta contro quella che è stata definita «una linea troppo morbida della Cgil». Insieme a loro erano presenti numerosi precari e immigrati, che hanno sollevato cartelli in cui si chiedevano maggiori diritti per tutti. Dopo l'incontro tra i due spezzoni, quindi, i lavoratori sono giunti in piazza Carrara, dove ad attenderli c'era l'enorme striscione con la scritta "Basta" e un camion, il cui cassone è stato trasformato per l'occasione in un palco. «Siamo qui per dire basta a questa situazione in cui non cambia niente, in cui le aspettative di lavoratori e pensionati vengono costantemente disattese da questo governo. Vogliamo che si ridistribuisca la ricchezza, che si dia potere d'acquisto a salari e pensioni e che si investa sul futuro, partendo dai giovani. Le nostre proposte sono lavoro stabile, ricerca e sviluppo di energie rinnovabili», ha affermato Giovanni Giannasio, della segreteria della Fillea-Cgil di Pisa. Al discorso del sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, sui tagli del governo che non permettono alle istituzioni locali di attuare le giuste politiche sociali, è seguito l'intervento del presidente dell'Anpi di Pisa, Giorgio Vecchiani, che si è detto preoccupato dalle ripetute aggressioni alla Costituzione e alle istituzioni. Il partigiano è stato salutato dai lavoratori con le note di "Bella ciao" e un lunghissimo applauso. Commozione, poi, quando Gianfranco Francese, segretario della Cgil, ha ricordato i morti sul lavoro delle ultime settimane. «Voglio prendere un impegno solenne coi figli e la moglie di Antimo Ciccarelli», ha detto Francese riferendosi all'operaio morto dissanguato lo scorso 14 aprile in un cantiere a Calambrone. «Quando sarà più chiara la dinamica che ha visto morire un lavoratore su un ponteggio dopo due ore dall'incidente - ha promesso - noi ci costituiremo parte civile come sindacato». Non era presente in piazza Carrara lo spezzone studentesco, che invece si è fermato innanzi al rettorato, dove è stato appeso uno striscione con scritto "Ogni sgombero ha un mandante" e un chiaro riferimento al rettore Massimo Mario Augello. Sulle scale di ingresso il Progetto Tijuana ha lasciato simbolicamente macerie e letame, rivendicandole come la sporcizia ripulita a palazzo Mastiani occupato. Dopo la tappa al rettorato, gli studenti hanno proseguito nel Lungarno Pacinotti verso via Volturno, con l'intenzione di raggiungere il palazzo di Confindustria e attaccarci uno striscione. Insulti sono stati lanciati verso lo spezzone studentesco del corteo dai lavoratori in piazza Carrara perché infastiditi dal chiasso, che per alcuni istanti ha provocato l'interruzione degli interventi. Gli antagonisti, in testa allo spezzone studentesco, sono infine riusciti ad accedere a via Volturno, blindata e già sede di piccoli scontri tra manifestanti e polizia lo scorso autunno, solo a seguito di una lunga contrattazione che ha rischiato più volte di degenerare in scontri. Raggiunta la sede di Confindustria, i ragazzi dei centri sociali hanno appeso alla porta uno striscione con scritto "Rifiuto, lotta e conflitto contro lo sfruttamento".
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