Il dolore
Orto botanico, inquinato il pozzo
Giovanni Parlato
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Lantico lavatoio che circonda il pozzo la cui acqua risulta inquinata. Accanto il muro di cinta che è stato puntellato Saponi nell'acqua che serve per annaffiare le piante
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PISA. L'unico pozzo che serve l'orto botanico è inquinato da tensioattivi. Saponi, secondo la tesi del direttore Gianni Bedini, che arriverebbero da lavatrici e lavastoviglie delle case pisane a causa di una probabile perdita nelle fognature. «Si presume che ci sia una perdita nelle fognature cittadine che hanno inquinato la falda», spiega Gianni Bedini, direttore dell'orto botanico, che aggiunge: «L'acqua del pozzo è quindi inutilizzabile per piante delicate e anche gli alberi che sono qui affondano le radici nella falda inquinata. Purtoppo, alcuni esemplari, seppur in pieno rigoglio, sono caduti». Questo fenomeno sta accadendo nella parte nuova dell'orto, quella nata all'inizio del '900, meno pregiata rispetto a quella antica che si trova dalla parte opposta. Per preservare le piante, un camioncino dell'università parte per Asciano o Vorno dove il personale riempie i bidoni presso una fonte di acqua non salina e poco calcarea. «Durante l'autuno e l'inverno - continua il direttore - in presenza di abbondanti piogge, l'acqua del pozzo la possiamo anche utilizzare, ma è in questo periodo, con l'inizio del caldo che emerge il problema». Si potrebbe anche fare un nuovo pozzo, ma ad una distanza di 2-300 metri si trova la Torre. Una normativa rigorosa vieta, in un'area intorno a piazza dei Miracoli, la costruzione di pozzi artesiani per evitare eventuali danni alla stabilità del Campanile. «Bisognerebbe andare molto a fondo», dice il professore Gianni Bedini. Il pozzo inquinato non è l'unico problema dell'orto botanico. Il muro che costeggia via Roma, in più parti, ha dato segni di cedimento. Servirebbe un lavoro strutturale, ma non ci sono risorse. Quindi è stata scelta una soluzione provvisoria con pali di sei metri conficcati nel terreno e tiranti agganciati a pali sul lato esterno del muro. E ci sono anche le serre che andrebbero rifatte. «Ma almeno per queste è stato attivato un finanziamento», spiegano il direttore Bedini e Roberto Lorenzi, direttore del dipartimento di Biologia. Fondi europei che transitano dalla Regione Toscana per arrivare a Pisa per cui l'ateneo pisano e l'orto botanico contribuiscono per il 30%: in tutto 490mila euro. «La serra più importante è quella delle piante succulente, ma se i soldi dovessero arrivare a settembre dovremmo rinviare l'intervento alla primavera prossima. Non possiamo mettere fuori d'inverno le piante grasse», dice Roberto Lorenzi. Da oltre un anno, gli uffici tecnici dell'università stanno lavorando a progetti e gare, ma la burocrazia è lenta, mentre bisognerebbe intervenire quanto prima (si prevedeva l'inizio dei lavori ad aprile). Intanto, è partito il primo lotto che riguarda la "banca dei semi" che non era una priorità e sarebbe dovuta partire a dicembre 2010. Un altro problema riguarda il personale. «All'orto botanico - spiega il direttore Bedini - lavorano quattro giardinieri e due sono in aspettativa quando vent'anni fa erano tredici e c'erano gli operai stagionali. La scarsità di risorse riguarda tutta l'università e, di conseguena, anche noi». «Cerchiamo di fare fronte anche con il ticket all'ingresso per i visitatori di 2,5 euro prezzo intero - dice il direttore di dipartimento Lorenzi -. Il ticket è stato introdotto nel 2008 e ogni anno rende fra i 30 e 40 mila euro utili alla manutenzione». Un notevole aiuto arriva anche dall'Adipa (Associazione per la diffusione di piante fra amatori) che in città è molto attiva. «Sono persone che portano piante particolari e le curano», specifica il direttore Bedini che, mentre stiamo camminando su un viale, si ferma incuriosito. E poi, sorpreso e felice allo stesso tempo, aggiunge: «Le canne di bambù hanno fiorito, non era mai successo, è la prima volta in 60 anni, ma le dovrei dare la conferma». E, nonostante le difficoltà economiche, il muro di cinta puntellato, le serre da rifare e il pozzo inquinato, l'orto botanico resta un paradiso in mezzo alla città. Basta un po' di silenzio, per sentirsi immersi nella natura. Un luogo dove tutto il personale, dal direttore ai giardinieri, fa il massimo con le scarse risorse a disposizione per coniugare ricerca, didattica, visite e manutenzione.
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