Il Tirreno

Pisa

Gli ambientalisti contro la proposta di far esplodere un ordigno a San Rossore

«Non fate brillare la bomba nel Parco»

La bomba trovata a Marina
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La bomba trovata a Marina

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 PISA. Oggi si discute in prefettura dove far brillare l'enorme bomba, residuo dell'ultima guerra, trovata dalla società Sogelma a Marina a fine marzo, nel cantiere per il porto. La vediamo nella foto accanto all'assistente tecnico Antonio Galvivi. L'ultima decisione - scartata anche una cava dismessa del territorio di Vecchiano, perché troppo vicina all'acquedotto - vede come localizzazione la spiaggia di San Rossore, lontana da case e possibili pericoli, ma all'interno del Parco. Una decisione che ha sollevato ovviamente la protesta delle associazioni ambientaliste e del Comitato Cittadini della riserva. Il rappresentante delle associazioni ambientaliste nel consiglio del Parco, Carlo Galletti, ha avvisato il presidente del comitato, Debly Cerri, che ha inviato una nota di protresta. «Non c'è urgenza - spiega Cerri - se non quella di proseguire i lavori del porto».  «Non è così - replica il prefetto, Antono De Bonis -. Fra poco inizia la stagione balneare e non si può tenere un ordigno inesploso nel cantiere, a due passi dall'abitato di Marina. L'esplosione non può neanche essere demandata ai Comuni vicini (si era vagliata la soluzione della cava di Vecchiano) visto che la bomba è stata trovata nel territorio di Pisa. Certo non la possiamo far esplodere a piazza dei Miracoli...».  «Ci sono poligoni militari e cave dismesse nel raggio di pochi chilometri - dice Cerri - ma il fatto è che, in assenza di presidente e non potendo riunire il consiglio direttivo, il Parco è depotenziato e del caso dovrebbe farsi carico la Regione. Intanto abbiamo segnalato la questione al comando regionale dei carabinieri per la tutela dell'ambiente».

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