Il dolore
Gestori e proprietari di pizzerie e trattorie chiedono una maggiore regolamentazione delle feste di paese
Troppe sagre, i ristoratori si lamentano
Luciano Bartalini
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I partecipanti a una delle tante sagre paesaneI circoli si difendono: paghiamo le tasse e abbiamo tutte le autorizzazioni
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VECCHIANO. Sagre e feste di paese nell'occhio del ciclone per le ricadute negative sull'economia di ristoranti e pizzerie. A gettare benzina sul fuoco, alcuni "guastatori" con una contestazione indirizzata alla dirigenza del circolo Arci di Nodica per la politica inflazionistica del loro programma di sagre. Le accuse puntano sui facili guadagni ottenuti in condizione di concessioni in scarso regime fiscale. Ciò andrebbe a scapito di esercizi commerciali più qualificati che nel periodo primaverile ed estivo si vedono collassare i propri introiti per l'esubero di tali iniziative. Una polemica che ha sollecitato il presidente del Circolo Arci di Nodica, Enzo Fatticcioni, che ha subito risposto per le rime. «Le sagre - ha precisato - sono manifestazioni che si svolgono da molto tempo ed hanno la funzione di garantire un momento di svago mettendo in risalto la cucina tipica della nostra zona. Ogni sagra è organizzata a norma di legge, soggetta ad autorizzazione del Comune e della Asl, ovvero enti preposti a cui viene inviata tutta la documentazione occorrente. Faccio presente che il Circolo è munito di regolare partita Iva, che la merce viene fatturata e che sull'incasso viene pagata regolarmente la tassa come previsto dalle normativa fiscale». Una polemica stemperata anche da Enzo Froli, del Circolo Cica di Sant'Andrea in Pescaiola, organizzatore della rinomata sagra della fragola che quest'anno cade il 14 -15 e 21-22 maggio. «Sono ormai trentaquattro anni che ci occupiamo dell'evento e non abbiamo mai avuto riscontri o lamentele per il tipo di servizio reso». Opinione condivisa anche da Giovanni Marsigli della sagra delle "Pallette" di Madonna dell'Acqua mentre Andrea Papini, organizzatore delle "Padellata del pesce di mare" (inizio giugno, a Pappiana) aggiunge: «Se delle ricadute ci sono, probabilmente tendono a verificarsi nelle zone a maggiore frequenza turistica, la sagra offre comunque un "pacchetto" alternativo per costi, svago e qualità dei servizi». Ben diversa la posizione degli insoddisfatti ristoratori della zona. «Aspettiamo in gloria la bella stagione - afferma Elio Bresciani, del ristorante "Tre ruote" di Migliarino - per poi soffrire per l'avvento delle interminabili sagre». Ancora più categorico è Valeriano Silvestri del ristorante "Da Ugo" sul Ponte: «Una concorrenza sleale che dovrebbe essere rivista. Ai monti fanno la sagra del pesce, al mare quella del cinghiale e perfino bar e piccoli Circoli fanno gastronomia in condizioni assolutamente precarie e scarsamente igieniche». Per Michele Vatteroni della pizzeria "Da Mary" di Nodica il problema effettivamente si pone e andrebbe almeno regolamentato a livello territoriale, mentre per Attilio Trebbi della pizzeria-osteria "La Vecchia Toscana" di San Martino Ulmiano, le sagre rappresentano un problema oggettivo da ridimensionare drasticamente. Il vicesindaco di San Giuliano, Juri Sbrana getta intanto benzina sul fuoco: «Conflitti di interesse o meno la nostra amministrazione punta ad un processo di rivalutazione della categoria degli esercenti, con coinvolgimenti sempre più diretti e frequenti come quelli attivati nel contesto della attuale Agrifiera».
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