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Pisa

Scontro sugli stipendi dei manager

Gianluca Campanella
La farmacia in zona Pratale inaugurata di recente
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La farmacia in zona Pratale inaugurata di recente

Il cda delle Farmacie: i dirigenti costano troppo, compensi legati ai risultati

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 PISA. È tregua armata tra i dirigenti delle farmacie comunali e il consiglio di amministrazione della società stessa; l'argomento del contendere è, manco a dirlo, economico: i primi non vogliono ridursi lo stipendio, l'altro lamenta costi altissimi rispetto alla media. Il compromesso che, per ora regge, è quello di ragionare per obiettivi di budget.  Per capire la questione, bisogna tornare indietro al 2003. In quell'anno, infatti, è nata la società "Farmacie comunali" a partecipazione quasi interamente pubblica (il 96,5% delle quote è detenuto dal Comune).  A capo delle strutture passarono alcuni funzionari di palazzo Gambacorti, per i quali fu sancito un compenso equivalente a quello percepito dall'amministrazione prima di migrare in Farmacie. Otto anni fa quell'accordo era congruo: gli ex dipendenti pubblici non vedevano scendere la propria indennità; e questa, nel contempo, era simile a quella dei "concorrenti" privati.  Però molte cose sono cambiate e i dirigenti di Farmacie comunali oggi si assicurano una cifra quasi doppia rispetto ai pari grado dell'imprenditoria pura, i quali guadagnano in base al volume d'affari e non hanno il fisso garantito. Basti un dato a spiegare come mai la forchetta si è divaricata: se nel 2003 il margine medio su ogni ricetta era di 23 euro, qualche legge finanziaria e parecchie riforme dopo, lo stesso ricavo netto è diventato di "soli" 16 euro.  Il presidente di Farmacie, Fabio Armani, spiega che «sono state attivate tutte le procedure per ridurre i costi di struttura, senza toccare il numero dei punti vendita: quello sarebbe fuori luogo». L'unica voce che non è stata toccata è «il costo dei dirigenti, non comprimibile per contratto: e questi pesano per il 25% sul bilancio, rispetto al 19% in media dei privati o altre società pubbliche».  Come uscirne? Il cda ha provato la strada della moral suasion: a giugno del 2010 il presidente e gli altri tre consiglieri si sono tagliati le spettanze di un quinto. A quel punto hanno detto: noi il buon esempio lo abbiamo dato, ora «volontariamente» tocca a voi. Armani racconta di aver riscontrato «un atteggiamento di chiusura totale che ha creato un clima di risentimento generale». Anzi, i dirigenti hanno «fatto una specie di cartello» e rilanciato: infatti sostengono che nel 2003 hanno aderito al progetto Farmacie con la prospettiva di un miglioramento economico o almeno della continuità; e, visto che hanno contribuito al rilancio dell'azienda, non si sentono in dovere di rinunciare.  Dopo numerosi conclavi, il board ha partorito «non un taglio fine a se stesso, ma una rimodulazione di calcolo» nell'indennità dei capistruttura. E così da gennaio questi sono «chiamati a rispettare obiettivi di budget mensili calcolati in base a una serie di indici: superficie del punto vendita, giacenze di magazzino, numero di dipendenti, capacità di diversificare l'offerta sui parafarmaci e prezzi dei fornitori scelti».  Armani riconosce «la buona volontà mostrata negli anni dai dirigenti; ma non conta la quantità di ore lavorate, quanto i risultati. Essi presuppongono una capacità manageriali, non riscontrata sul campo». Il nuovo percorso prevede verifiche di trend entro il 10 di ogni mese successivo: l'ultima riunione, sul periodo relativo a marzo, si è svolta da poco e ha registrato un parziale ritorno alla calma.  Se ciò non bastasse, ci sono sempre le armi biologiche: nel 2016 tutti i dirigenti saranno in quiescenza; e già i due nuovi (assunti per sostituire due prepensionamenti "incentivati") hanno il contratto da farmacista classico.

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