Il Tirreno

Pisa

Pendolare in bici? Impossibile

Carlo Venturini
Pendolare in bici? Impossibile

Alternanza ruote-treno: prezzi alti e per le Ferrovie gestione difficile

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Il pendolarismo verde scoraggia anche i più volenterosi, perché l'uso del treno con la bicicletta viene a costare troppo. Mirco Paolucci lavora a Pisa, ma abita a Pontedera. Ogni mattina è costretto a fare il pendolare, ma, un bel giorno, ha deciso di compiere la sua piccola ed individuale rivoluzione "green" e cioè lasciare la macchina e la moto in garage ed arrivare a Pisa usando la formula del treno più bicicletta.

«Ben presto mi sono accorto - spiega Paolucci - che la mobilità ecosostenibile è solo per i ricchi». Il perché di questa sua lamentela è presto detto: per percorrere una tratta ferroviaria di meno di 20 chilometri, Paolucci ha fatto un abbonamento di 35 euro a cui si sono sommati 27 euro per la bicicletta. Morale della favola: la rivoluzione ecologista gli viene a costare 62 euro al mese per fare andata e ritorno sulla tratta Pontedera-Pisa.

«Ma il prezzo non è l'unico male - dice Paolucci -, il problema è che l'abbonamento per la bicicletta mi vale solo fino alle 16 e, siccome nessuno esce dal lavoro prima delle 18, per il rientro dovrei fare un biglietto per la bicicletta che oscilla tra 1,90 e 3,50 euro a seconda dell'orario». Nonostante l'uso del treno più bicicletta sia incentivato dalle politiche della Regione Toscana e da quelle dei Comuni e delle Province, la realtà dei fatti è che per fare una tratta di pochi chilometri ci vogliono 62 euro al mese, a cui si aggiungono tutta una serie di piccole scocciature che non incentivano l'uso spensierato della formula treno più bici.

«Purtroppo - spiega il nostro lettore - Trenitalia non specifica mai dov'è il vagone per le biciclette. O meglio ci viene detto che questo vagone può essere in cima o in fondo al convoglio, quindi io cammino lungo tutto il binario con bicicletta, zaino e lucchettone». I vagoni bicicletta oltretutto, stando alla testimonianza di Paolucci, non hanno posti per i passeggeri. «Viaggio col patema d'animo - dice il nostro pendolare ecologista - di non ritrovare più la mia bicicletta, visto che non posso tenerla d'occhio, dato e considerato che spesso trovo posto a sedere molto lontano dal vagone dove è custodita. Se ci sono più stazioni tra il mio punto di partenza e quello di arrivo, il rischio di furto c'è». La cosa piacevole, se vogliamo dirla così, è che in genere il vagone per le biciclette è totalmente vuoto.

«A differenza della ressa per i posti a sedere per i passeggeri, per le biciclette ci sono spazi a volontà», commenta Paolucci. Trenitalia fa sapere che l'uso del treno con la bici è un incentivo spot e non dovrebbe essere usato per il pendolarismo quotidiano. Sembra di capire che il treno più bici sia una formula più studiata per i turisti che per i pendolari, anche perché immaginarsi 70-80 pendolari che tutte le mattine devono caricare altrettante bici su un vagone vorrebbe dire far ritardare le partenze. Trenitalia, comunque, suggerisce al nostro lettore di lasciare la bicicletta in stazione. «Peccato non ci siano rastrelliere libere e che in stazione le bici vengano sistematicamente rubate», osserva Paolucci. È pur vero, però, che Trenitalia non ha l'obbligo di custodire o liberare le rastrelliere, a quello ci dovrebbero pensare le amministrazioni comunali.

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