Il dolore
Dopo il nuovo incidente fa discutere la sentenza della Corte che ha invalidato le ordinanze sulla sicurezza
Spallette, divieti ignorati e vigili "disarmati"
Candida Virgone
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I cartelli che vietano di camminare sulle spallette e il vicecomandante dei vigili urbani, Tiziana Lensi Allo studio nuove soluzioni oltre ai cartelli per avvisare gli stranieri del pericolo di caduta
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PISA. I sindaci sceriffi hanno le armi spuntate. Lo ribadisce anche il vicecomandante della polizia municipale, la dottoressa Tiziana Lensi. Di fatto siamo disarmati, spiega. Tutto questo da quando, lo spiegavamo sulla cronaca di ieri, una discussa sentenza della consulta della corte costituzionale ha annullato la legge che delega, banalmente, i poteri ai sindaci. Si parla di alcuni articoli della 125 del 2008, che aveva sostituito il decreto legge 92 dello stesso anno, che a sua volta sostituiva il decreto legislativo 267 del 2000. Un atto che sancisce la fine di ben sei ordinanze emesse dal sindaco in termini di pubblica sicurezza: quella su vendite abusive, cadute dalle spallette, decoro e sicurezza urbana, lucciole, accampamenti abusivi, divieto di consumo e vendite di alcolici in centro storico (e in vetro) oltre una certa ora. La prima, la cosidetta antiborsone, è stata salvata in corner dalla Regione che l'ha recepita nelle legge regionale sul commercio, mentre per l'anticaduta ci si può appellare al vecchio regolamento di polizia urbana, che prevede ugualmente per chi sgarra una sanzione, per quanto più bassa di quella dell'ordinanza (si passa da 200 a 100 euro). I vigili quindi possono rifarsi al vecchio regolamento, tuttora in vigore, ma è carta straccia l'ordinanza sindacale apposita, emessa dopo quattro cadute, di cui due tragiche, di stranieri, dalle spallette. Non può non venire in mente però, in proposito, la motivazione con cui Maroni, alla firma per il patto sulla sicurezza, l'anno scorso, negò l'aiuto sulle carenze di organico delle forze dell'ordine: i sindaci si stanno difendendo con i loro strumenti, appunto le ordinanze. «Bisogna attendere - aggiunge il vicecomandante - un percorso legislativo che ci riporti ai nastri di partenza. Maroni lo ha anticipato...». Eppoi bisognerà rivedere anche cartelli nei negozi e targhe in ghisa su lampioni e spallette che dovrebbero avvisare del pericolo. Perché se, non i locali, ma gli stranieri continuano a precipitare, come è accaduto sabato notte ad un turista canadese che stava riprendendo i foto i lungarni, vuol dire che la forma di avviso non funziona. «È così - spiega Lensi - e sono allo studio soluzioni alternative, qualcosa di più incisivo: ovviamente il problema ce lo siamo posto e cercheremo di risolverlo». In un anno sarebbero quattro le multe fatte dai vigili urbani, sulla base dell'ordinanza, a chi imprudentemente camminava sui parapetti nel tratto proibito adiacente a piazza Garibaldi, sui lungarni Mediceo e Pacinotti. La prima delle quali dopo la quarta caduta, fortunatamente non mortale, in cui rimase ferito, a settembre, un ragazzo australiano. Le altre tre sono avvenute nei mesi successivi. «La multa scatta - conclude il vicecomandante - se si cammina, ci si sdraia o si sosta sulle spallette o sui camminamenti interni e se si è sotto l'effetto di alcol o droghe. Quello del turista canadese appare un incidente, avvenuto per distrazione: la sanzione appare inadeguata».
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