Il Tirreno

Pisa

Tributi, recuperati dieci milioni

In coda alle Poste per pagare i tributi (foto di repertorio)
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In coda alle Poste per pagare i tributi (foto di repertorio)

L'evasione più alta sugli immobili. Sepi dichiara guerra ai furbetti

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PISA. Oltre 10 milioni di euro. Una bella cifra.  È quanto la Sepi, per conto del Comune, ha recuperato negli ultimi sei anni scovando i contribuenti che non contribuivano. Quelli che non pagavano le imposte o non pagavano tutto quanto dovuto. Non pochi, emerge da piazza Facchini (dove si trovano gli uffici della Società Entrate Pisa), anche coloro che non sborsavano un euro. L'opera di recupero è stata dunque notevole. E sta proseguendo.  Alla base, anzitutto, l'obiettivo di ristabilire un criterio di equità tra i doveri dei cittadini contribuenti. Ma non va dimenticato, tutt'altro, che è in arrivo il federalismo municipale, ovvero meno trasferimenti statali e più capacità locale di far quadrare i propri conti, trovando al tempo stesso le risorse finanziarie per garantire servizi di qualità e fondate prospettive di sviluppo. Una sfida molto importante, all'interno della quale la partita del recupero dell'evasione gioca un ruolo sempre più strategico.  A vedere le somme ritrovate in questi anni in città, l'evasione più diffusa si è avuta sull'imposta comunale sugli immobili (Ici, (quasi 7 milioni di euro); a seguire la tassa sui rifiuti soldi urbani (Tarsu, 2,7 milioni). Recuperate anche situazioni scorrette per la Tosap, la tassa sugli spazi pubblici (174mila euro), e l'Icp, l'imposta comunale sulla pubblicità (334mila euro).  Riguardo alle azioni messe in campo dalla Sepi, sull'Ici il recupero è avvenuto essenzialmente attraverso il controllo catastale, mentre sulla Tarsu ha fatto la differenza l'incrocio con la residenza anagrafica. «C'è anche chi non riesce a pagare per difficoltà economiche - avvertono alla Sepi - ma si possono attivare percorsi per rateizzare il debito».  Un aspetto delicato, a Pisa, è quello delle case affittate (o regolarmente o al nero) agli studenti. Nel caso degli studenti affittuari regolari, per poter pagare devono iscriversi al ruolo; mentre per scoprire posizioni irregolari la Sepi si rivolge alla Camera di Commercio e al Suap.  Non di rado emergono stratagemmi per riuscire a pagare di meno. Si sono verificati diversi casi di nuclei familiari che si sciolgono per ottenere, a vantaggio sia del marito che della moglie, le riduzioni dovute per la prima casa. Ma adesso vige una sentenza della cassazione per rimettere le cose a posto.  Nel vasto complesso di situazioni cui si trovano davanti gli uffici della Sepi spuntano anche episodi curiosi, come quelli delle domande avanzate per avere la riduzione dei tributi (ad esempio per la Tarsu) prima ancora di aver effettuato l'iscrizione in ruolo. Per dirla in parole povere, ci sono cittadini che chiedono la riduzione quando ancora non sono pronti a pagare il tributo.  Poi c'è l'evasione relativa all'occupazione di suolo pubblico e alla pubblicità: in questi casi gli interlocutori sono imprese alle quali la Sepi, prima di procedere, invia una lettera raccomandandosi di mettersi in regola (per l'insegna, per la pubblicità esplicita od occulta e altro ancora). Ogni venerdì Sepi, con la collaborazione dei vigili urbani, fa svolgere controlli generali e mirati per verificare tali situazioni.  Le cifre legate all'evasione fiscale nelle singole voci hanno un andamento alterno e, per quelle principali, sostanzialmente in calo. Più le posizioni irregolari vengono allo scoperto e meno occorre andare a ricercare, con riflessi sugli introiti.  Ma i cittadini come reagiscono? Nella stragrande maggioranza dei casi si mettono presto in regola, sanando le posizioni debitorie. Ci sono anche quelli che contestano il provvedimento e fanno scattare ricorsi e contenziosi. Il numero però è assai contenuto e in calo costante. Più facile che ricorsi alla Sepi vengano attivati da cittadini regolari, nelle situazioni di errori materiali e involontari commessi dagli uffici o per l'entità degli importi.  Con il federalismo in fase di progressiva attuazione, l'Anci (l'associazione dei Comuni) ha calcolato gli arretramenti dei trasferimenti erariali. Per ogni cittadino pisano arriveranno da Roma 41 euro in meno. In Toscana il taglio è stimato nell'ordine dei 100 milioni, coinvolgendo circa il 91% della popolazione regionale.  Alcuni capoluoghi pagano il provvedimento in misura maggiore rispetto ad altri: in primis Firenze, che fa segnare una perdita di 51 euro per abitante. Pisa viene subito dopo; il volume annuo dei contributi era di 31 milioni, con la manovra si andrà appena sopra i 27. Siena, Livorno e Lucca sono intorno ai 36 euro pro capite.  «Ci rimetteranno i residenti ed i servizi a loro erogati, in questo modo si costringono i municipi ad aumentare le imposte», è il grido dell'Anci che si alza in direzione del governo. Il Comune di Pisa, nell'ultimo bilancio, ha agito con l'aumento della Tarsu.  Ecco perché le misure e gli interventi anti-irregolarità contributive avranno un peso sempre più rilevante.  Tra l'altro, il Comune, la Guardia di Finanza e Sepi hanno in atto un programma speciale per colpire gli evasori del quale saranno a breve presentati i risultati raggiunti fonora.

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