Sicurezza
Amianto, tutti in coda per farsi visitare
Oltre duecento gli operai sottoposti alla sorveglianza sanitaria
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PISA. Lavorano o hanno lavorato alla Saint-Gobain, alla Richard-Ginori, alla Kimble, alla Sanac, alle Genovali, o tra i vagoni dei treni o all'Enel di Larderello. E per anni - almeno fino al 1992 quando una legge ne proibì l'uso - hanno respirato polvere d'amianto. Adesso, su invito della Cisl, hanno accettato di recarsi a Medicina del lavoro, in via Boschi a Pisa, per sottoporsi ad un primo screening. Perché «le polveri d'amianto - ricorda Gabriello Cima, membro della segreteria provinciale della Cisl - producono effetti anche molti anni dopo esser state respirate». Sono già più di duecento i lavoratori (o ex lavoratori) per diversi anni esposti all'amianto che hanno aderito al programma di sorveglianza sanitaria promosso dalla Cisl e dall'Azienda ospedaliera. «Le visite avvengono in regime di day hospital - ricorda Roberto Chelucci, responsabile del coordinamento ex esposti all'amianto - gli "ex esposti" si sottopongono a radiografie, elettrocardiogrammi, prove di funzionalità respiratoria, e, qualora i medici lo ritengano necessario, anche a Tac o screening oncologici per l'esame di marker tumorali». Sei visite a settimana. «Quando abbiamo raccolto le prime adesioni al programma - ammette Chelucci - ci sembrava che con questo ritmo il fenomeno potesse essere ben gestito. Ora sei visite a settimana risultano poche; d'altronde Medicina del lavoro, con gli attuali organici e i servizi cui deve rispondere, non ce la fa a garantire un ritmo più rapido. Una soluzione dovrà pur esser trovata». Ma come funziona il programma di sorveglianza sanitaria rivolto agli ex esposti all'amianto? Gli interessati devono recarsi nella sede di Inas, a Pisa in via Vespucci n. 1 (telefono 050 518256-262). Saranno i suoi operatori a mettersi in contatto con Medicina del lavoro ed a calendarizzare il primo day-hospital. Non è richiesto alcun pagamento di ticket. Dopo la prima visita, lo staff di Medicina del lavoro invierà il referto al paziente: se non saranno osservate particolari patologie, il lavoratore che per molto tempo è stato esposto all'amianto sarà invitato a tornare dopo un anno, altrimenti saranno consigliati nuovi e più specifici accertamenti. E, nel contempo, il patronato della Cisl presenterà il conto all'Inail (che prevede indennizzi nel caso la malattia riscontrata sia riconducibile ad una attività lavorativa esposta all'amianto) ed all'Inps, per il ricalcolo della pensione (una legge del '92 prevede il riconoscimento di 1,5 anni di contributi per ogni anno di esposizione alle fibre di amianto). «Ma gli screening non si fermeranno qui: "ex esposti" - continua Chelucci - saranno seguiti per tutta la vita». Intanto diversi "ex esposti" si sono costituiti in una sorta di coordinamento, sostenuto da Inas e da diverse federazioni della Cisl: Femca (chimici), Fit (trasporti), Filca (edili) Fim (metalmeccanici) Flaei (elettrici) Slt (postali) e Fnp (pensionati).
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