Attenzione
«Non sono un eroe, lo rifarei subito»
Candida Virgone
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La Coop in cui è stato ferito il poliziotto che aveva cercato di bloccare il bandito Parla il poliziotto ferito lunedì sera durante l'agguato alla Coop di Cascina
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PISA. «Macché eroe, io ho fatto solo il mio dovere e sono pronto a rifarlo». Di persone come Carmine Iannucci ce ne vorrebbero tante, perché generosità e solidarietà sono frutti sempre più rari. Iannucci è il sovrintendente rimasto ferito a Cascina lunedì sera nel tentativo di bloccare un bandito armato, mentre era a far la spesa, in borghese, con la moglie. «Ci vogliono più uomini sul territorio - lo ribadisce anche lui - e Cascina ne è sguarnita, quel che accade ne è la prova. Si salvano solo le Poste perché sono vicine alla caserna dei carabinieri. Paura? Non ne ho avuta: mi è dispiaciuto per mia moglie, che ovviamente quando mi ha visto scattare mi ha trattenuto e poi è rimasta sconvolta, e per mia figlia, malata di cuore, arrivta subito dopo, traumatizzata dal vedermi a terra ferito». Campano, 47 anni (e non 49, sottolinea, come hanno scritto), Clemente è padre di tre figli, due femmine di 20 e 12 anni e un maschietto di 13. «Loro si sono spaventati molto - racconta - ma sanno che questo è il mio mestiere, e poi ho lavorato a Caserta, dove tutto è blindato, e ho visto ben altro. Stavo salutando degli amici quando ho visto il bandito afferrare una commessa e trascinarla verso la cassa puntandole alla gola una 6.35, un'arma piccolissima, abrasa, rara, quasi interamente nascosta dalla mano: si vedeva solo il carrello. L'ho preso alle spalle e con le mani le ho bloccato il braccio armato: carnato scuro, aveva un accento dell'Est, ma diceva cose incomprensibili. Quando ha visto il suo complice, che era fuori, fuggire, ha pensato di essere in trappola ed ha premuto il grilletto contro la gamba con cui tentavo di bloccarlo. Io sono caduto, ho cercato di rialzarmi, ma non ce l'ho fatta. Mia moglie era disperata, le ho dato i numeri dei colleghi, poi ho visto arrivare mia figlia ed ero tanto in pensiero per lei, perché era terrorizzata: dopo non ho capito più nulla. Perdevo sangue e un ragazzo di colore mi ha messo il suo giubbotto sotto la testa e ha cercato di legare la gamba. Fortunatamente ero disarmato: è sempre meglio così. Ora vorrei ringraziare tutti i colleghi, il questore, le autorità, i carabinieri per le attenzioni che hanno avuto per me e ribadire che ci vogliono più uomini. Siamo pochi».
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