Il Tirreno

Pisa

Da ieri i tunisini hanno tutti un permesso di soggiorno temporaneo

Migranti, sette vanno via

Donatella Lascar
Immigrati ospiti alla Bigattiera
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Immigrati ospiti alla Bigattiera

Una sessantina invece restano: ecco i loro racconti

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PISA. Da ieri hanno tutti il permesso di soggiorno i tunisini ospiti delle strutture di accoglienza pisane. Ieri mattina è stato consegnato infatti a quelli di Piaggerta, una quarantina, a San Rossore. Già ieri 7 dei 30 stranieri ospiti a Torretta, in via della Bigattiera, hanno lasciato la struttura per andare nelle varie destinazioni che hanno scelto. A Torretta sono rimasti per ora in 27 - come ha spiegato Davide Rossi, responsabile di campo, della Misericordia -, la maggior parte dei quali non ha un appoggio o in Italia o all'estero. Questo ad esempio è il caso di Jehed Abid, 22 anni, sbarcato a Lampedusa il 26 marzo. «Facevo il bagnino in un villaggio turistico - racconta - e dopo la rivolta sono venuto in Italia per cercare di migliorare il mio futuro dal momento che di turisti in Tunisia non se ne vedranno per un bel pezzo. Qui però non ho nessuno e allora resterò a Pisa».  Faical Menhotmen ha 28 anni, viene da Sfax ed è arrivato a Lampedusa il 25 marzo. «Nella mia città facevo l'idraulico - spiega - ma durante la rivolta la mia ditta è stata assaltata ed è bruciato tutto. Ero rimasto senza lavoro e allora ho deciso di venire in Italia. Andrò a Bologna - aggiunge - dove ho dei cugini che ci vivono già da 8 anni e mi stanno cercando un lavoro. Mi va bene qualsiasi cosa. A casa ho lasciato i miei genitori, cinque fratelli e tre sorelle. Dovevo venire via».  Poi c'è Mehrez Namrouni, 49 anni, uno tra i più vecchi e tra i più attivi del gruppo. La sua sveglia è alle 6 di mattina e insieme ad altri 5 connazionali va a correre nei campi perché nel suo paese faceva atletica. Aiuta a fare le pulizie e distribuisce i pasti.  «Io proseguirò il mio viaggio fino in Belgio dove c'è un mio parente che ha sposato una belga - spiega Mehrez -. Li mi cercherò un lavoro qualunque. A Gabes facevo il pescatore, ma durante la rivolta un'azienda ha inquinato il mare con rifiuti tossici e non c'era più pesce. A casa ho lasciato moglie e quattro figli».  Alle tre di ieri pomeriggio alcuni dei 30 tunisini ospiti a Torretta sulla Bigattiera, scambiavano due chiacchiere tra loro sotto il sole: chi faceva una partita a carte e chi invece tirava due calci ad un pallone. Sono i momenti di relax dopo qualche ora di lezione d'italiano fatta nella mattinata. Alcuni hanno approfittato del fine settimana per trascorrere la domenica al mare o in città. Sono quasi tutti molto giovani e la maggior parte di loro parla solo arabo o francese. Fortunatamente c'era Said, che ha fatto da interprete anche ai vari volontari che in questi 13 giorni si sono alternati nella struttura di accoglienza. Anche Said è tunisino, ma risiede in Italia da 15 anni e, oltre a lavorare per l'Avr, è volontario della protezione civile della Pubblica Assistenza del Litorale pisano, che ha messo a disposizione il suo supporto.

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