La manifestazione
Il nuovo regolamento riconosce il ruolo docente ai ricercatori mettendo in difficoltà le facoltà
Stop ai corsi universitari senza compenso
Gianluca Campanella
Ateneo al bivio: o si rifanno i programmi didattici o si trovano i soldi per le lezioni
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PISA. Fine dei bandi d'insegnamento gratuiti, riconoscimento del ruolo docente ai ricercatori e ottimizzazione delle (poche) risorse a disposizione delle facoltà. È quanto ha deciso il senato accademico mercoledì scorso, per il prossimo anno. Nella seduta del 13 aprile, infatti, sono stati emanati il nuovo regolamento per l'attribuzione degli incarichi di insegnamento, le linee guida per i compiti didattici di professori e ricercatori e quelle per la programmazione didattica dell'Università di Pisa. Alla base della delibera c'è la necessità di razionalizzare al massimo le risorse di docenza interne all'ateneo: i professori per legge hanno un monte di 120 ore di didattica; chi è sotto deve aumentare il suo contributo, mentre chi è vicino al limite deve coordinarsi con i dipartimenti affinché il suo sforzo raggiunga le aree dove c'è più bisogno. Così si limita il ricorso a docenze esterne e si risparmiano fondi, che ogni anno il ministero taglia. Pertanto ogni facoltà nel prossimo mese è invitata a presentare il proprio prospetto di programmazione didattica per l'anno accademico 2011/12, indicando a quali professori ordinari e associati affida i curricula, su quale bilancio può contare e quali ricercatori sono disponibili a coprire la restante didattica frontale obbligatoria. E qui c'è la novità più grande: i ricercatori, come indica il nome, dovrebbero occuparsi di ricerca; ma è prassi decennale che siano "utilizzati" anche per le lezioni in aula. Da sempre lavorano a zero euro, con l'obiettivo, prima o poi, di avanzamenti in carriera. La riforma Gelmini ha messo fine alle speranze, istituendo il ricercatore a tempo determinato; nel contempo, ha di fatto eliminato la possibilità di ricorrere a bandi di didattica gratuiti. Nella nostra università è stata trovata questa soluzione: a fine maggio il cda valuterà i prospetti delle facoltà; quantificherà le risorse economiche a disposizione, cercando di istituire un piccolo fondo supplementare; infine dividerà questa somma per il numero di ricercatori che hanno dato il consenso a "diventare" docenti. Il prorettore alla didattica, Paolo Mancarella, è «soddisfatto che sia stato finalmente riconosciuto appieno il ruolo docente dei ricercatori universitari, al di là del riconoscimento di carattere economico, che sarà necessariamente poco più che simbolico». E oltre a queste due "svolte" pone l'accento anche sul carattere «volontario espresso dai ricercatori», al contrario della quasi obbligatorietà con cui sino a oggi sono stati coinvolti in attività di insegnamento. Resta la difficoltà della programmazione, per la carenza di fondi.
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