Il Tirreno

Pisa

Migranti, i capigruppo del Ctp tenteranno la mediazione su un unico documento

Dopo la rivolta il confronto

Donatella Lascar
Il presidio davanti all’ex ospedale ortopedico di Calambrone
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Il presidio davanti all’ex ospedale ortopedico di Calambrone

Calambrone, alla ricerca di una posizione condivisa

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 PISA. Il Consiglio territoriale di partecipazione del litorale di lunedì sera, convocato d'urgenza su richiesta dello schieramento di sinistra per discutere del presidio e degli eventuali danni recati all'ex ospedale di Calambrone, si è concluso con l'impegno a riaggiornarsi e, di fatto, non ha sancito quella che appariva come una spaccatura all'interno dell'organo di rappresentanza territoriale.  Entrambi gli schieramenti infatti, hanno presentato un documento su cui, al momento, non è stato possibile trovare un'intesa e la presidente del Ctp1, Virginia Mancini, al termine della seduta non ha potuto fare altro che rimandare la votazione del documento al prossimo consiglio dopo che i vari capigruppo si saranno riuniti per redigere una dichiarazione comune. E sta proprio in quest'ultimo passaggio, il senso della riunione dove non si esclude di arrivare a un punto d'incontro.  Nel proprio documento i consiglieri del Pd hanno definito la manifestazione come violenta e hanno condannato i danni perpetrati all'immobile durante la manifestazione. I consiglieri del Pdl invece, hanno rimarcato come la protesta sia stata pacifica e soprattutto che i danni attribuiti ai manifestanti siano presunti e le indagini ancora in corso. «La strumentalizzazione dei fatti è stata spudorata - afferma Maurizio Nerini consigliere Pdl del Ctp - e chi ha soffiato sul fuoco è stato proprio il sindaco di Pisa che ha trasformato il presidio di Coltano in una festa di partito e che invece non ha messo lo stesso impegno a Calambrone».  Alla riunione hanno partecipato circa una sessantina di persone. Abitanti del litorale che pur conoscendosi da tempo in occasione del presidio si sono ritrovati su fronti opposti. Alcuni partecipanti al presidio hanno sostenuto che nessuno ha compiuto atti vandalici e che i danni alla struttura erano già preesistenti. Altri invece, hanno raccontato le violenze subite quando i manifestanti non li hanno fatti passare con la macchina. Insomma, gli animi sono ancora divisi ed ora spetterà ai capigruppo, se ci sarà la volontà politica, di trovare un punto d'equilibrio.  Intanto, ieri mattina si sono concluse le procedure per fare ottenere i pemessi ai tunisini con le ultime formalità presso la caserma della polizia dove sono stati portati i 40 ospitati a San Rossore. Tutti e settanta sono interessati a ottenere il permesso, ma sono stati informati dell'attuale polemica fra il governo italiano e i paesi dell'Unione europea contrari a un permesso di soggiorno temporaneo.  Infine, in attesa che la situazione si chiarisca non si esclude di poter impiegare i settanta tunisini, su base volontaria, in lavori socialmente utili.

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