Il Tirreno

Pisa

Vestiti nuovi e una tessera sanitaria

Giovanni Parlato
Alcuni tunisini del centro di San Piero
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Alcuni tunisini del centro di San Piero

I 70 tunisini fanno le pulizie e collaborano con i volontari

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 PISA. Sono stati rivestiti. La Regione Toscana ha inviato ad ognuno dei settanta tunisini dei centri di San Rossore e San Piero una tuta da ginnastica, biancheria intima, calzini, tre magliette e un paio di scarpe.  «Sono persone molto collaborative», dice Davide Rossi, segretario provinciale della Misericordia e responsabile del centro "La Torretta" a San Piero. «Hanno organizzato dei turni per pulire le camere e i bagni ed ognuno mette a posto il letto. È stato nominato un responsabile del magazzino e quando arrivano i pasti, contribuiscono a smistarli. Sarà probabilmente rivisto il menù perché queste persone non sono abituate a mangiare la pasta come noi, ma il riso o il couscous oltre a tante verdure».  Ai trenta tunisni di San Piero, per passare il tempo, sono stati consegnati dei palloni per una partitella e carte da gioco. «Ma oltre che alle attività ricreative, si sta pensando anche ad attività culturali come l'insegnamento della lingua italiana - continua Davide Rossi - e alcuni hanno richiesto di potersi ricongiungere con fratelli da cui sono stati divisi dopo la partenza da Lampedusa. Qui ci sono persone con parenti in Puglia e in Campania. Inoltre, ci sono due laureati e molti diplomati, il livello culturale è alto».  Per assicurare l'assistenza medica, i tunisini saranno provvisti di una tessera sanitaria in modo che, in caso di bisogno, possono accedere al servizio farmaceutico.  Anche a San Rossore, i quaranta tunisini contribuiscono alla vita del centro, facendo le pulizie e distribuendo i pasti. Si sono anche dimostrati disponibili a pulire una parte del bosco vicina.  Intanto, continuano le procedure per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo: ieri i 30 di San Piero sono tornati in questura e oggi toccherà ai quaranta di San Rossore. Permessi su cui, proprio ieri, a Lussemburgo c'è stato un aperto contrasto fra l'Italia e l'Unione europea che non li vuole riconoscere.  Infine, tramite l'associazione Africa Insieme, un tunisino ha scritto una lettera ai giornalisti facendo sapere che «in Tunisia non ci sono né lavoro, né giustizia, nessuno che si prenda cura di noi, nemmeno il governo, si sono tre milioni di persone senza lavoro, non c'è nessun aiuto, nessuna educazione, nessuna legge, in una parola aiutateci perché ne abbiamo bisogno più di qualunque altra cosa, siamo esseri umani».

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