Il Tirreno

Pisa

«Noi, generazione senza pensione»

Lucia Maffei
Da sinistra Arianna Lobianco Francesco Scigliano Marta Debolini e Luca D’Onofrio
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Da sinistra Arianna Lobianco Francesco Scigliano Marta Debolini e Luca D’Onofrio

Storie di ordinario sfruttamento dal corteo dei giovani laureati

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 PISA. La "generazione senza pensione" dice basta. Nella giornata di mobilitazione nazionale contro il precariato tanti giovani (spesso con brillanti curricula universitari) del Comitato 9 aprile hanno fatto sentire la loro voce grazie a sit-in, volantinaggi e cortei. Iniziative distribuite lungo tutta la giornata per attirare l'attenzione sull'attuale drammatica condizione dell'impiego giovanile.  Proprio davanti all'Inps un gruppo di 15 dottorandi e ricercatori precari ha battezzato la giornata di mobilitazione attraversando a ciclo continuo sulle strisce pedonali e distribuendo volantini agli autisti. A quelli che protestavano suonando il clacson, Alessandro, Federico, Carlotta ed Emiliano rispondevano: «Avete perso la pazienza come noi, che non abbiamo un lavoro»; «È bello aver fretta di andare a lavorare».  Tra loro anche una dottoranda in Agraria della scuola d'eccellenza Sant'Anna, Marta Debolini, 31 anni di Arezzo, che racconta: «Ho finito il dottorato a dicembre, ma i bandi per gli assegni di ricerca sono bloccati dal ddl Gelmini. Non posso che aspettare, e intanto continuare a seguire i miei progetti di ricerca sulla gestione e pianificazione del territorio rurale a titolo gratuito».  In Largo Ciro Menotti grande successo ha avuto l'asta del precario, dove un'altra decina di giovani brillanti ha messo in scena una sorta di mercato del bestiame (o degli schiavi) attaccandosi sul petto e sulla schiena cartelli come "Offresi addetto smistamento posta" o "praticante legale disposto a retribuire il proprio dominus" o "tirocinante sedia munito e auto sfamato."  «Vengo dalla provincia di Cosenza - racconta Francesco Scigliano, 28 anni, laureato in Ingegneria gestionale - e mi tocca sentirmi fortunato rispetto alla mia generazione, perché grazie a un contratto di apprendistato in azienda guadagnerò per 4 anni mille euro al mese».  All'asta si mette anche Arianna Lobianco, 34 anni, futuro cervello in fuga dopo un'esperienza al limite della realtà: «Dopo la laurea con lode in biologia e il dottorato di ricerca, che comprendeva anche un periodo di studio in Germania, in Italia non ho trovato altro che posti da cameriera o baby sitter. L'ultima offerta che ho avuto prima di decidere di andare all'estero? Bigliettaia in un acquario di provincia».  Lungo il "tappeto dei diritti" srotolato in Borgo Stretto si leggevano parole come malattia, maternità, equa retribuzione, diritto al futuro: i partecipanti al presidio lo hanno simbolicamente calpestato, invitando i passanti a fare lo stesso.  Protagonista invece della Via Crucis del Precario, il corteo che si è snodato lungo corso Italia, è stato lo studente di giurisprudenza Luca D'Onofrio. «Ho fatto lo steward negli stadi e il pony express per non gravare sulla mia famiglia - racconta -. Il mio sogno è insegnare diritto nelle scuole superiori o entrare nella pubblica amministrazione, ma i concorsi sono bloccati e non ho la minima possibilità».  Varie facce della generazione dei ventenni hanno poi scritto su una trentina di scatole di cartone tutte le cose che non sopportano più nel Paese: dopo averle portate in corteo lungo corso Italia, le hanno usate per costruire un grande muro in piazza Garibaldi che ognuno è stato felice di abbattere a spallate.  Le parole che sono state scelte? Ipocrisia, corruzione, retorica del rinnovamento, evasione fiscale, università senza sbocchi, incostuzionalità, sessismo. Ma anche mafia, nucleare, guerra. La scatola più grande? C'era scritto precariato.

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