Il Tirreno

Pisa

Nessuno ha chiesto l'asilo politico

Giovanni Parlato
I tunisini arrivati alla Piaggerta a San Rossore mentre vengono accompagnati nei loro alloggi
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I tunisini arrivati alla Piaggerta a San Rossore mentre vengono accompagnati nei loro alloggi

Terminati i controlli, i settanta tunisini sono risultati tutti clandestini

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PISA. Nessuno dei 70 tunisini arrivati l'altro giorno ha chiesto l'asilo politico. Nessuno ha fornito un documento e, di conseguenza, risultano tutti clandestini.  Si sono concluse ieri mattina le procedure d'identificazione e fotosegnalamento presso la caserma della polizia. Ad ogni tunisino, dapprima, è stata chiesta un'autocertificazione. Ovvero, in assenza di un documento d'identità hanno scritto le proprie generalità, luogo e data di nascita. Ed ad ognuno di loro, come abbiamo potuto vedere a San Rossore, è stato dato un numero che corrispondeva ai dati dell'autocertificazione. Successivamente, nella caserma di Pisa, i settanta tunisini sono stati fotosegnalati (foto più impronte digitali) con relativo codice d'identificazione. Anche se, quindi, dovessero avere fornito un nominativo diverso dal loro, tutte queste persone hanno un'identità per la legge italiana.  La situazione, al momento, per ciò che riguarda il futuro di queste settanta persone è di attesa. La polizia, come gli stessi tunisini, stanno aspettando una decisione del governo che sta studiando un decreto in deroga affinché sia concesso alle persone sbarcate a Lampedusa e poi trasportate sul territorio nazionale, un permesso di soggiorno temporaneo. Ancora da chiarire quanto questo permesso possa essere valido nell'area dei Paesi dell'area Schengen.  Intanto, i nordafricani hanno trascorso la loro prima notte e prima giornata a San Rossore e a San Piero. «Sono brave persone, non creano alcun problema e non hanno pretese. Si accontentano di quello che diamo loro. Stiamo cercando loro vestiti e biancheria intima», dice Antonio Lorenzini, segretario provinciale della Pubblica Assistenza, responsabile del volontariato e della logistica del campo d'accoglienza a San Rossore. «Ci hanno aiutato - continua il volontario - nella distribuzione dei pasti, abbiamo dato loro saponi per la doccia. Stiamo cercando il possibile per farli sentire a loro agio. Passano il tempo parlando fra loro e con noi».  In serata, a San Rossore, i tunisini si sono radunati sotto un grande pino ed hanno cominciato a intonare i canti della loro terra. Una serata serena, anche se malinconica, dopo la disperazione della traversata sui barconi, dopo la lunga sosta a Lampedusa, dopo il viaggio in nave e il finale approdo.  Alla Torretta a San Piero, il responsabile è Davide Rossi, mentre Elisa Solbello della Croce Rossa Italiana è la persona che sovrintende all'accoglienza in tutto il territorio provinciale. È lei che si occupa di garantire il servizio del volontariato, fondamentale per l'organizzazione e la gestione dei profughi. «Oltre a noi, alla Pubblica Assistenza e alle Misericordie - dice Solbello - collabora anche l'Ana, l'Associazione nazionale alpini con la sezione provinciale di Lucca e quella di Pisa a cui fanno riferimento anche altre piccole associazioni che vogliono collaborare. Alla Piaggerta a San Rossore dove ci sono 40 persone ogni associazione fornisce quattro volontari per turno, mentre alla Torretta a San Piero sono tre per ogni associazione».

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