Il dolore
Una proposta: riscoprire S. Zeno
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L’Abbazia di San ZenoRimedi per San Francesco e del coro della Normale
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PISA. Il malumore sarebbe partito, dicono alcune indiscrezioni, proprio da alcuni parrocchiani del centro, stanchi di vedere concerti nelle chiese. Qualcuno si è scandalizzato ed ha fatto le dovute rimostranze. Ma si tratterebbe solo di voci in cui si parla di forti tensioni: di fatto, di certo non c'è nulla. «Ovviamente è una scelta che ci limita - dice Riccardo Mascia, direttore artistico delle Perle musicali di San Francesco, docente al conservatorio di Parma e consulente del Teatro Verdi -. Fortunatamente la notizia è arrivata mentre preparavamo la stagione ed abbiamo potuto fare un cambio in corsa. Comunque noi, per le nostre iniziative, utilizziamo quasi sempre la Sala del Capitolo di San Francesco ed il chiostro, quindi possiamo organizzare i nostri appuntamenti musicali con maggiore libertà, sempre nel dovuto rispetto. La speranza è che non si allarghi il divieto a tutti gli spazi conventuali, altrimenti per la nostra rassegna (ndr.: che da quattro anni propone bellissime iniziative) sarebbe un problema. Eppoi ci sono concerti che non si possono tenere in una sala da 130 posti, come il Capitolo, ma per i quali ci vogliono spazi più grandi. L'anno scorso in San Francesco abbiamo realizzato la Nona di Beethowen, ora non si potrà più ovviamente. Questa settimana è dedicata alla musica sarda, ma si tratta di argomenti anche sacri. Il problema in ogni caso è quello degli spazi: non sarebbe male attrezzare adeguatamente, con riscaldamento e posti a sedere in numero adeguato, la chiesa di San Zeno, che è uno dei tanti templi sconsacrati. Credo comunque - conclude Mascia - che la musica sia anche un momento forte di incontro: le varie iniziative dedicate ai bambini e alle diverse culture vogliono sottolineare soprattutto questo ed è importante». «Negli anni ci siano arresi - commenta Francesco Rizzi, direttore del Coro della Normale, che da anni organizza una bellissima stagione - e quindi negli spazi sacri abbiamo sempre proposto solo musica sacra. Gli argomenti cosiddetti profani sono stati trattati in altre sedi, proprio per rispetto dei luoghi».
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