Il dolore
Sono arrivati in settanta, identificati e visitati: tre sono stati trattenuti in ospedale
Portati dalla disperazione
Giovanni Parlato
◗
A destra, larrivo dei profughi alla caserma della polizia in via San Francesco; sopra larrivo del pullman a San Piero e a sinistra i tunisini a San Rossore I tunisini scappano dalla miseria e sognano la Francia
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Ne sono arrivati settanta. Dopo lo sbarco della nave al porto di Livorno avvenuto poco dopo le 9,30, i tunisini provenienti da Lampedusa sono saliti su due pullman: i primi 40 hanno raggiunto San Rossore e gli altri 30 sono stati trasportati alla caserma della polizia in via San Francesco. Sono tutti tunisini fra i venti e trent'anni. La maggior parte vorrebbe andare in Francia, ma c'è anche chi vorrebbe trovare un lavoro in Italia. I profughi portati in caserma sono stati indentificati prima con l'autocertificazione e poi fotosegnalati raggiungendo "La Torretta" a San Piero nel pomeriggio. I profughi alla Piaggerta a San Rossore sono stati identificati dalla polizia: era chiesto loro un documento e, in caso negativo, di fornire le generalità. E a quel nome e cognome veniva associato un numero. La procedura avveniva a piccoli gruppi. Terminata l'identificazione, a fila indiana, i tunisini s'incamminavano nel secondo stabile dove li attendeva una brandina all'interno di un edificio da poco ristrutturato. Il primo profugo con cui abbiamo parlato è Feuyi, 28 anni, che tiene il cartellino col numero che gli è stato assegnato: il 13, che sembra anche un augurio alle sue speranze. Parla francese, come tutti i suoi compagni. Poche parole mentre i carabinieri, scortano lui e tutta la coda. Dice che vorrebbe restare in Italia, ma non sa di preciso nenche dove si trova. Infatti, un volontario della Croce Rossa spiegherà a lui e a tutti gli altri dove sono finiti. «Non ho dormito, sono giorni e notti che non dormo più due tre ore di seguito. A Lampedusa stavo sulla collina insieme a tutti gli altri». Man mano che vengono identificati, i tunisini riempiono le stanze e si affacciano alle finestre al piano terra e al primo piano. Chiedono se abbiamo sigarette. Parliamo con Jhder, 24 anni, che racconta di essere partito dal porto di Zargis e di avere pagato due milioni di dinero tunisino (più o meno mille euro) per la traversata. Il racconto di questo viaggio è drammatico. «Siamo saliti in centoventi sul barcone - racconta Jhder - e dopo poche ore il mare ha cominciato ad agitarsi sempre di più, il battello non ce la faceva e ha cominciato a imbarcare acqua e ad appesantirsi. Per tre giorni siamo stati in balìa delle onde. A bordo si era diffusa la paura di morire e in quei tre giorni, la gente più ammalata e anche più paurosa è morta. Avevamo con noi venti cadaveri che pesavano sulla barca piena d'acqua. Ha prevalso la decisione di non gettarli in mare e tenerli, mentre si cercava di buttare fuori l'acqua imbarcata. Quando siamo arrivati sulla spiagggia di Lampedusa, abbiamo deposto i cadaveri sulla spiaggia». Houssam è un ragazzo di vent'anni che prima delle dimissioni del presidente Ben Alì e della sua fuga in Arabia Saudita, era uno studente universitario che studiava Lingua e letteratura inglese. «In Tunisia - dice Houssam - non c'è lavoro e solo miseria. A Parigi ho una sorella e un fratello e il mio obbiettivo è andare da loro». Altri tunisini si affacciano alla finestra e chiediamo loro perché sono fuggiti: «Perché non c'è libertà, c'è tanta povertà e siamo qui per un lavoro». E Habib, 27 anni, aggiunge: «Spero che fra due, tre anni in Tunisia ci sarà la democrazia. Se sarà così, tornerò nel mio Paese». Il pullman dei profughi arrivato a San Piero è stato accolto dal saluto dei giovani di Africa Insieme e il sindaco ha parlato con qualche tunisino. «La maggior parte - ha detto Filippeschi - vuole andare in Frania, ma le mete sono anche il Belgio, la Svizzera e la Germania. Ho incontrato solo un tunisino che vuole restare in Italia, padre di tre figli. Cercava una scheda telefonica per chiamare la famiglia. Tutti sono informati sull'eventuale possibilità di un permesso di soggiorno temporaneo». In serata giunge la notizia che tre tunisini, dopo le visite mediche, sono stati trattenuti in ospedale e, per uno, si sospetta la tbc.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
