Il Tirreno

Pisa

Addio a festival e concerti in chiesa

Candida Virgone
Un concerto del festival Anima Mundi in Duomo
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Un concerto del festival Anima Mundi in Duomo

Si salva Anima Mundi, ma sono a rischio molte rassegne ed esibizioni

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 PISA. Musica in chiesa? No grazie. A meno che non sia liturgica, sacra o per lo meno religiosa. Perché, come spiega monsignor Aldo Armani, direttore dell'ufficio delle comunicazioni sociali della diocesi e rettore della chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano, c'è una profonda differenza, fra liturgica e sacra e religiosa. Le prime due sono all'interno di precisi riti, la terza è solo di argomento religioso, come l'Ave Maria di Schubert, un'invocazione alla Madonna che proprio per questo, rispetto a matrimoni e funerali, ad esempio, si può suonare solo a fine cerimonia e non durante. L'«editto» contro la musica non consona all'ambiente è stato lanciato dall'arcivescovo, monsignor Giovanni Paolo Benotto, due settimane fa sul bollettino diocesano e mette fine a tutta una serie di iniziative che si tenevano proprio nelle bellissime chiese pisane.  «Niente di nuovo - spiega monsignor Armani - queste norme erano già contenute nel documento "concerti nelle chiese", emanato dalla congregaziuone per il culto divino a fine '87». Erano già contenute, ma non sempre tradotte in pratica. Con le nuove direttive, ad esempio, in San Francesco, eventi come la serata gospel organizzata a Natale scorso dall'Admo o il concerto che Antonella Ruggiero tenne qualche anno fa non ci saranno più.  Una prima restrizione arrivò anni fa per il Duomo: musica sacra e gratis, niente biglietti a pagamento. Particolare che cambiò radicalmente la gestione di Anima Mundi, diventata ad ingresso gratuito su prenotazione per far fronte ai posti e che ha tagliato fuori tutte le manifestazioni, ad esempio, con finalità benefiche. La nuova stretta riguarda gli argomenti e perfino l'abbigliamento. «In qualche chiesa si faceva perfino la lirica - aggiunge don Armani - ma che c'entra? La lirica si fa a teatro. Ogni programma, si sa, deve essere approvato dalla commisione si nusica sacra della diocesi, di cui fanno parte laici (musicisti) e religiosi. Va bene il Laudate dominum o la messa per Requiem di Mozart, ma non ad esempio "La trota", come qualcuno ha proposto. In San Francesco ad esempio vengono usati anche il chiostro o la sala del Capitolo, ma anche lì bisogna attenersi ad argomenti seri. L'abbigliamento? Se uno va dal prefetto o dal ministro va in maniera appropriata, dunque perché non in chiesa? Noi abbiamo sempre chiesto il rispetto del luogo e serietà. Ci sono cantanti che non propongono solo il bel canto: ricordo di aver fatto coprire il decolleté di una violinista russa in cattedrale e non ci vedo nulla di strano».  Il provvedimento riguarda tutte le chiese aperte al culto e chiaramente tutta la diocesi, dunque 250 chiese distribuite in 180 parrocchie; si tratta di ogni chiesa pisana consacrata, fino a Pontedera, escluso da La Rotta in su, ma anche l'area livornese, di Vicarello, Collesalvetti e San Piero in Palazzi, e quella lucchese della Versilia storica: lungomonte, Forte dei Marmi, Stazzema, Marina di Pietrasanta, Querceta, Seravezza e Barga.  Una curiosità: la proposta di far corrispondere le diocesi alle province per mettere un po' d'ordine risale al primo concordato fra Stato e chiesa del '29, ma naufragò perchè nel Sud avrebbe provocato vere e proprie rivolte.  

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