Il Tirreno

Pisa

Strada bloccata e proteste

Giovanni Parlato
I momenti dell’assalto e dell’occupazione all’ex ospedale di Calambrone destinato a ospitare 120 tunisini
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I momenti dell’assalto e dell’occupazione all’ex ospedale di Calambrone destinato a ospitare 120 tunisini

Migranti, occupato per ore l'ex ospedale a Calambrone

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CALAMBRONE. Al coro «chi non viene non è di Tirrenia», i manifestanti si incamminano verso il secondo cancello dell'ex ospedale ortopedico. Quattro-cinque poliziotti, fra cui una donna, sono a protezione dell'ingresso. Il corteo si avvicina: prima le voci, poi la ressa fino a quando al cancello viene data un'energica spinta e aperto. Ed è un attimo: la gente che era in strada occupa lo stabile dove stanno lavorando 53 operai per accogliere 120 tunisini da Lampedusa in arrivo domani. La rabbia dei tirreniesi non guarda in faccia a nessuno. Fin dalle prime ore del mattino, residenti e commercianti si sono dati appuntamento sul viale del Tirreno davanti all'ex ospedale. Ci sono giovani, mamme col passeggino e signore incinte, ristoratori, baristi, gestori dei bagni, pensionati. Tirrenia si ritrova in piazza unita per contestare l'arrivo dei nordafricani.  L'occupazione, poco dopo le 14,30, è la fiammata di una tensione salita di ora in ora, dopo liti con gli automobilisti, i giornalisti, di singoli cittadini con le forze dell'ordine per terminare nell'aspro confronto col sindaco Marco Filippeschi. 

La giornata entra nel vivo alle 9 quando la gente inizia a passeggiare avanti e indietro sulle strisce pedonali bloccando il traffico. In pochi minuti, si forma una lunghissima coda e non mancano momenti di tensione con gli automobilisti che vogliono passare. Per evitare che la coda diventi chilometrica, le forze dell'ordine bloccano il passaggio dei mezzi all'altezza del ponte di Calambrone e all'incrocio di viale del Tirreno con vione Vannini.  La protesta, dopo una pausa, riprende intorno alle 11,30 mentre è in corso a Marina di Pisa una riunione fra il sindaco Marco Filippeschi, Maria Sargentini, responsabile della protezione civile della Regione Toscana e Federico Pieragnoli, direttore della Confcommercio, che ha organizzato il presidio.  I manifestanti riprendono a fare avanti e indietro sulle strisce pedonali. Un automobilista cerca di forzare e tocca un giovane che cade per terra. Ne nasce un parapiglia con la gente che comincia a dare colpi alla carrozzeria, l'automobilista apre con violenza la portiera sul manifestante più vicino.

La tensione comincia a salire e alcuni manifestanti si scagliano contro i giornalisti che stanno facendo le riprese. Poi, arriva Pieragnoli che annuncia l'arrivo del sindaco invitando a un confronto civile senza provocare.  Dopo alcuni minuti ecco il sindaco accompagnato dagli assessori Maria Paola Ciccone e Giuseppe Forte. Filippeschi conferma che, al momento, la soluzione a Calambrone non ha alternative, ma ha potuto farsi garantire l'impegno «affinché gli immigrati non restino a Calambrone più di due, due mesi e mezzo. Non solo, in questo periodo il numero calerà progressivamente nel tempo».  Durante la giornata, il presidente della Regione Enrico Rossi ha affermato che il piano d'accoglienza andrà avanti nonostante la protesta in quanto non crede che «ci sia un'interferenza fra la struttura scelta e il turismo».  Ma torniamo a Calambrone e alle garanzie offerte dal sindaco cui replica subito una donna: «Anche i nomadi ci dovevano stare tre settimane e dopo sei anni sono ancorà lì». Poi, un cittadino alza troppo la voce e il sindaco è sul punto di andare via, ma viene trattenuto da Pieragnoli. Il confronto fra il sindaco e cittadini continua, ma sempre molto teso.

La gente ha paura, teme per la propria sicurezza, di essere derubata e i commercanti temono che la stagione turistica sia un buco nell'acqua dopo investimenti e mutui contratti.  La tensione riprende. Un cittadino urla al sindaco che «l'amministrazione non è in grado di trovare cento posti per i clandestini fuori dal mare quando fra un mese comincia la stagione». «D'accordo che non è il sito più adeguato, ma è quello subito disponibile», replica il sindaco, poi il faccia a faccia si anima fino a quando la gente fa capire di non avere più fiducia nelle promesse: «Non ci resteranno due mesi, ma due anni», urla. E su questa fiducia andata in pezzi, termina l'incontro col sindaco e la gente grida «occupazione, occupazione».  È l'assalto all'ex ospedale. Gli occupanti, dopo una lunga discussione fra loro, con lo stesso Pieragnoli e la polizia, nel tardo pomeriggio abbandonano l'interno dell'edificio e di continuare la potesta in strada. È stata organizzata una grigliata e qualcuno si è divertito a tirare quattro calci a un pallone. Ma domani, con l'arrivo dei migranti, sarà un'altra musica perché oggi dovrà essere pronto l'edificio.

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