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LO SCRITTORE
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"Il banchetto del ciabattino" di Fabio Stassi racconta l'autismo di un uomo con gli occhi di un bambino. Suo zio se ne stava sempre rinchiuso in cucina a picchiare con il martello sul cuoio. Nel tardo pomeriggio l'odore del cuoio si mischiava a quello del caffè. Il bambino non conosce lo zio se non dai rumori, dai racconti sporadici e dal silenzio imbarazzante dei familiari. Si avvicina e ne ha paura; ci riprova e lui gli risponde così: «...era seduto su uno sgabello: si teneva la testa tra le mani e dondolava soffiando fuori dalle labbra un lamento costante e monocorde, un'unica nota ripetuta sommessamente, come fanno gli attori, nei loro esercizi». In "Pelle"Andrea Dei Castaldi ci racconta l'autismo come un sonno per dimenticare il dolore della perdita di un figlio: «So che devo riaddormentarmi, che è l'unico modo per rimettere le cose a posto, perché ancora sento che di aria non ce n'è più abbastanza e che il cuore mi picchia duro nel petto, questo petto che sfrigola e si rapprende come carta sottile alla luce rossa e arancio che traballa sul soffitto, questa pelle che si stacca a brandelli e che devo nascondere sotto ai vestiti...».
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