La manifestazione
È morto l'ex sindaco Granchi
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Giacomino Granchi sulla poltrona di sindaco di Pisa: è il 1985Primo cittadino dall'85 al '90, era stato vicepresidente della Regione
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È morto Giacomino Granchi, ex sindaco socialista e assessore regionale. Aveva 64 anni. Gli ultimi giorni li ha trascorsi nell'hospice di via Garibaldi, la struttura per malati terminali. Socialista riformista, impegnato nella cooperazione sociale, ha dedicato la vita - ricordano i compagni socialisti - all'impegno politico «con passione intensa e generosità, non dimenticandosi mai dei più deboli». Era stato assessore al Comune di Ponsacco, suo paese natale, poi sindaco di Pisa, vicepresidente e assessore regionale all'urbanistica nella giunta di Vannino Chiti. I funerali saranno celebrati domani nella Chiesa dei Cavalieri, alle ore 10. Ieri la salma è stata esposta per tutto il giorno presso la Pubblica Assistenza, in via Bargagna. La camera ardente è stata visitata da centinaia e centinaia di persone. Oggi alle 12 la salma sarà trasferita nella chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano e resterà esposta fino alle 22. La segreteria provinciale del Psi a nome di Patrizia Marchetti, Giuliano Bani e Carlo Sorrente esprimono profondo dolore, stringendosi intorno alla famiglia, «per la morte del compagno Giacomo Granchi: figura importante del socialismo toscano e pisano, segretario provinciale del Psi amministratore onesto e galantuomo, apprezzato per il suo umanesimo e per la solerzia e la dedizione con cui ha servito la pubblica amministrazione sia come sindaco del Comune di Pisa che come vicepresidente della Regione Toscana, amato dai cittadini che ne apprezzavano la dedizione la competenza ed il buon senso». di Marco Barabotti Intelligente, politicamente capace, colto, ma a tratti anche spigoloso e duro con gli avversari di partito. Giacomino Granchi era stato un uomo politico di spicco a Pisa dalla fine degli anni Settanta fino quasi a metà degli anni Novanta. Da assessore al Comune di Ponsacco, sua città natale, aveva subito avuto una carriera folgorante, tanto da diventare segretario provinciale del Psi nell'81, al termine del congresso di Ponsacco. Carica che aveva ricoperto fino al 1985 quando era diventato sindaco di Pisa in una giunta di sinistra formata da Pci e Psi (con Gino Nunes vicesindaco). Un mandato, il suo, segnato soprattutto da un risveglio culturale della città. Era stato il sindaco della riapertura del teatro Verdi dopo il restauro e dell'evento internazionale "Le Divine" in piazza dei Miracoli. Non c'era poi nessuna iniziativa culturale che non lo vedesse impegnato in prima persona. Aveva contribuito a rilanciare il premio letterario Pisa e il premio Ultimo Novecento, che durante il suo mandato vide tra i premiati nella sala delle Baleari due grandi della cultura mondiale: Pedro Almodovar e Keith Haring. Appassionato anche di cultura urbanistica, aveva portato a Pisa il grande urbanista Giovanni Astengo per il piano regolatore della città. Ma due, in particolare, erano stati gli eventi "mondiali" che avevano connotato la sua attività di primo cittadino. Nel settembre del 1989 aveva accompagnato Giovanni Paolo II nella sua visita alla città, durante la quale il Papa riabilitò in ponte di Mezzo, durante un celebre discorso, il grande pisano Galileo Galilei. L'altro evento, questa volta triste, fu in occasione della chiusura della Torre pendente in diretta televisiva. Erano le ore 15,25 del 7 gennaio 1990 e le campane del Campanile suonavano a morto. La Torre era stata chiusa e la chiave della porta era passata dalle mani del prof. Giuseppe Toniolo, presidente dell'Opera Primaziale, a quelle del sindaco di Pisa, Giacomino Granchi. Quella che per la Rai voleva essere una festa, si concluse con questa frase pronunciata dalla conduttrice Raffaella Carrà: «Sindaco, le chiedo di chiudere la Torre». Mai avvenimento, per i pisani drammatico, fu più amaro (la Torre riaprì dieci anni dopo). Dopo l'esperienza da sindaco era approdato nel 1990 alla Regione, come vicepresidente e assessore all'urbanistica, in una giunta di sinistra. Erano gli anni della diaspora socialista. Mentre Granchi era tra quelli che avevano scelto di allearsi con i comunisti, a Pisa un altro socialista, Sergio Cortopassi, guidava una giunta pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli). Granchi non aveva durato per l'intera legislatura in Regione, dimettendosi per motivi personali nel 1994. Dopo vari anni di non militanza politica attiva, era ricomparso sulla scena nel 2003 quando aveva dato vita alla lista civica "Patto per Pisa", formata da cattolici, laici e socialisti e che aveva preso parte alla competizione elettorale a palazzo Gambacorti (Granchi era stato eletto consigliere insieme a Michele Mezzanotte e a Vincenzo Mastantuono), schierandosi come forza di minoranza nell'allora giunta Fontanelli. Granchi si era presentato anche nel 2008, questa volta nella lista del Psi che appoggiava la candidatura di Filippeschi a sindaco, ma senza fortuna. Era un carattere scontroso, dietro il quale si nascondeva un uomo rigoroso, taciturno, che sapeva essere allo stesso tempo spietato e buono, ma che soprattutto la politica riusciva a trasformare in un cavallo di razza.
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