Sicurezza
Mastiani, un palazzo nel degrado
Carlo Venturini
Escrementi, umidità e muffa. Gli studenti: è colpa dell'ateneo
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PISA. C'è un gioiello artistico e architettonico che è sconosciuto ai pisani ed è in stato di abbandono da almeno cinque anni. Stiamo parlando di palazzo Mastiani il cui portone d'ingresso è stato aperto dagli studenti del Tijuana Project che lo occupano da cinque giorni. Il palazzo è in corso Italia. «Guardate come l'Università tutela i beni artistici della città», dicono gli studenti.
Lo scalone di marmo è lordo di escrementi di piccione che volano all'interno del palazzo. La scalinata ha due nicchie con statue di marmo anch'esse piene di escrementi. Umidità e muffa si stendono dal soffitto fino a metà parete. Le stanze sono tutte affrescate e dipinte e risalgono a fine 700. In quelle stanze Giacomo Leopardi partecipava ai salotti intellettuali delle famiglie nobili pisane. «Questo immobile - spiegano gli studenti - è il segno di un insensato utilizzo da parte dell'Università che ormai da cinque anni lo ha sottratto sia alla didattica che alla cittadinanza tant'è che ogni giorno molti pisani chiedono di poter visitare il palazzo».
Gli studenti non hanno la minima intenzione di lasciare il palazzo Mastini anche perché nella riunione del senato accademico «c'è stata una mediazione al ribasso perché, se è vero che si costituirà, forse tra un mese, una commissione universitaria sugli spazi studenteschi, è altrettanto vero che noi non siamo un'associazione studentesca e che la nostra occupazione passa per la riappropriazione, l'autorecupero e la valorizzazione di spazi in disuso». Gli studenti, nonostante l'Ateneo abbia investito 500mila euro per il rifacimento del tetto, temono che palazzo Mastiani non venga recuperato e che l'università lo venda a qualche privato.
«Palazzo Mastiani deve essere aperto agli studenti ed alla cittadinanza per farci assemblee di carattere sociale», ribadiscono dal Tijuana. Gli occupanti, poi, denunciano che in senato accademico il rettore Massimo Augello avrebbe favorito una rottura interna ai componenti del senato. L'Ateneo precisa che nessun senatore ha condiviso l'azione messa in atto dal collettivo Tijuana Project, né si è espresso per il mantenimento dello status quo; dal confronto è invece emersa una posizione univoca, quella di dare vita a una commissione, sintetizzata nella mozione presentata dallo stesso rettore, che è stata approvata da tutti i membri del senato, con la sola astensione di tre rappresentanti degli studenti.
Lo scalone di marmo è lordo di escrementi di piccione che volano all'interno del palazzo. La scalinata ha due nicchie con statue di marmo anch'esse piene di escrementi. Umidità e muffa si stendono dal soffitto fino a metà parete. Le stanze sono tutte affrescate e dipinte e risalgono a fine 700. In quelle stanze Giacomo Leopardi partecipava ai salotti intellettuali delle famiglie nobili pisane. «Questo immobile - spiegano gli studenti - è il segno di un insensato utilizzo da parte dell'Università che ormai da cinque anni lo ha sottratto sia alla didattica che alla cittadinanza tant'è che ogni giorno molti pisani chiedono di poter visitare il palazzo».
Gli studenti non hanno la minima intenzione di lasciare il palazzo Mastini anche perché nella riunione del senato accademico «c'è stata una mediazione al ribasso perché, se è vero che si costituirà, forse tra un mese, una commissione universitaria sugli spazi studenteschi, è altrettanto vero che noi non siamo un'associazione studentesca e che la nostra occupazione passa per la riappropriazione, l'autorecupero e la valorizzazione di spazi in disuso». Gli studenti, nonostante l'Ateneo abbia investito 500mila euro per il rifacimento del tetto, temono che palazzo Mastiani non venga recuperato e che l'università lo venda a qualche privato.
«Palazzo Mastiani deve essere aperto agli studenti ed alla cittadinanza per farci assemblee di carattere sociale», ribadiscono dal Tijuana. Gli occupanti, poi, denunciano che in senato accademico il rettore Massimo Augello avrebbe favorito una rottura interna ai componenti del senato. L'Ateneo precisa che nessun senatore ha condiviso l'azione messa in atto dal collettivo Tijuana Project, né si è espresso per il mantenimento dello status quo; dal confronto è invece emersa una posizione univoca, quella di dare vita a una commissione, sintetizzata nella mozione presentata dallo stesso rettore, che è stata approvata da tutti i membri del senato, con la sola astensione di tre rappresentanti degli studenti.
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