Sicurezza
Fine dell'incubo lager a Coltano
Giovanni Parlato
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Sopra lex ospedale ortopedico a Calambrone a fianco il sindaco e sotto la folla Il sindaco: «Il rischio era grande, ma ho sempre creduto nella tenacia di Enrico Rossi»
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COLTANO. Al presidio sventola il tricolore e gli striscioni contro "il lager" sono sempre al loro posto. Poi, si diffonde l'attesa notizia: «Roma ha accettato, Coltano non si fa più». Ma si aspetta il sindaco, si aspetta che sia lui a dare la lieta novella alla gente di Coltano. Davanti all'ex centro radar, ieri mattina si sono dati appuntamento poliziotti e carabinieri, giornalisti e fotografi oltre al deputato Paolo Fontanelli e rappresentanti politici locali. Con loro, i cittadini di Coltano che fin dall'inizio hanno creduto in questa battaglia e non hanno mai abbandonato il presidio. E quando arriva il sindaco, scoppia il primo di una serie di applausi. Filippeschi sale su una piccola scala per posizionarsi su un alto blocco di cemento riempito di terra insieme a Juri Dell'Omodarme, presidente del consiglio di partecipazione territoriale dove Coltano è inserita. «E stata accolta la proposta», dice al megafono il sindaco che indossa, come gli altri giorni della protesta, la fascia tricolore. Legge un lancio d'agenzia Ansa in cui il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, formalizza che Coltano non accoglierà più i tunisini. Ma la curiosità, ora, va tutta sulle alternative: dove? «La lista dei luoghi sarà resa nota successivamente, non posso anticipare nulla», dice il sindaco dicendo che sarà Rossi a rendere noti questi siti. Il sindaco sa già che, fra le varie opzioni, c'è l'ex ospedale ortopedico di Calambrone, una struttura della Regione dismessa da anni e in vendita, ma la riservatezza del momento gli impedisce di renderlo noto. Filippeschi racconta che ha trascorso la mattinata in contatto sia col questore che col prefetto. «Da tutti i punti di vista - spiega il primo cittadino - la proposta di Coltano era debole e contradditoria, mentre ora è tutto sostenibile e temporaneo. La soluzione dell'ex centro radar avrebbe cambiato la nostra geografia, ci sarebbe passata sopra la testa e quello ottenuto è un risultato non solo della città di Pisa, ma dell'intera Toscana e al presidente Rossi va il nostro ringraziamento con un applauso. Se noi ci abbiamo messo la faccia, lui ci ha messo la sua. Qui ne sarebbero arrivati 500, ma nel tempo potevano diventare anche mille. Noi, con la nostra proposta, abbiamo costruito una politica diversa e faremo di tutto per ottenere il centro radar per scopi ben diversi da quelli che aveva in mente il governo. E potremmo anche scegliere di passare dal nome Coltano a Coltano Marconi che suona - ed ecco l'ironica stoccata - sicuramente meglio di Coltano Maroni», parole, quest'ultime, che strappano un altro applauso. Il sindaco sottolinea la battaglia vinta da Pisa e dalla Regione Toscana «ma è una vittoria anche per il nostro Paese, poiché siamo riusciti a riportare il problema dell'emergenza sul terreno giusto e senza sottintesi». In questo lungo braccio di ferro con il governo, il primo cittadino ha cominciato a comprendere che ce la poteva fare «quando, come a Manduria, le scelte del governo di puntare su grossi centri si andavano complicando. Inoltre conoscendo la coerenza e la tenacia di Rossi ero ottimista. Anzi, sulla scelta di Coltano lo stesso Maroni non era convinto e bisognerebbe capire chi era all'origine di questa scelta, chi ha portato il ministro su una falsa pista». Come sarà accolta la proposta su Pisa? Ci saranno proteste? «Spero di no, ci potranno essere preoccupazioni e distinguo, ma nulla è paragonabile a quello che stava accadendo qui a Coltano che avrebbe appesantito la nostra situazione sull'accoglienza». Infine, il sindaco conclude questa battaglia sul terreno di Coltano rilanciando un'altra battaglia con un dossier che estrae dalle sue carte. Un dossier che vuole ricordare al governo i punti chiave della politica locale, ma che hanno un respiro che va ben oltre i confini cittadini. E si ricordano partite aperte come le navi antiche e il museo dell'Arsenale mediceo, il progetto delle caserme, la nuova torre di controllo dell'aeroporto, il nuovo casello autostradale da realizzare a Migliarino, il recupero del teatro Rossi e il recupero della stazione Marconi per cui servono due milioni di euro e la concessione dell'ex centro radar non per farci un "lager", ma per realizzare una struttura che serva alla Protezione civile. Infine,, si ricorda, la necessità di assumere «21 poliziotti che mancano alla Questura».
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