Proteste
Cento tunisini nell'ex ospedale di Calambrone
Donatella Lascar
2 MINUTI DI LETTURA
CALAMBRONE. Sarà l'ex ospedale ortopedico di Calambrone ad ospitare una parte dei migranti nord africani, si parla di un centinaio. Il sindaco Filippeschi però non lo conferma ufficialmente. Parlando nel pomeriggio a Marina al Consiglio territoriale di partecipazione, ha detto che la comunicazione definitiva arriverà lunedì. Il consigliere comunale Paolo Mancini (Pdl) si è detto preoccupato per l'impatto che la presenza dei migranti provenienti da Lampedusa può avere sulla stagione turistica. Il vecchio ospedale si trova sul viale del Tirreno lato mare, più o meno all'altezza della Stella Maris ed è di proprietà dell'Azienda ospedaliera. La struttura è ormai in disuso e chiusa dal settembre del 2007: le strutture sanitarie che ospitava - chirurgia ortopedica, chirurgia della mano e riabilitazione - sono state distribuite tra Santa Chiara e Cisanello in attesa del completamento definitivo del nuovo ospedale. L'ospedale di Calambrone venne costruito nei primi anni Sessanta e originariamente si chiamava Istituto Cure Marine. Si estende su di una superficie di circa 19.800 metri quadrati ed è costituita da tre corpi con una chiostra centrale. C'erano circa 200 posti letto e, nei ricordi delle persone che vi hanno lavorato, era considerato un polo di eccellenza dove arrivavano pazienti da tutta Italia. I reparti erano tre: reparto recupero, medicina e ortopedia. Molti i medici illustri che hanno prestato qui la loro opera come il pofessor Aldo Pinchera. L'immobile è in vendita da tempo, ma dato che sono andate deserte due aste, l'Azienda ospedaliera ha deciso di chiedere al Comune il cambio di destinazione d'uso dell'immobile da sanitaria a residenziale o ricettiva, per farla risultare più appetibile. In questo modo andrebbe ad aggiungersi alle colonie restaurate che sono diventate quasi tutte delle residenze turistiche alberghiere. Sicuramente, l'immobile è in una posizione strategica in quanto si trova sul lato mare e offre la possibilità a chi ne usufruirà di un accesso diretto alla spiaggia. Inoltre, rispetto alle vecchie colonie, è in condizioni migliori. Anche se ha bisogno di un'opera di riustrutturazione, quest'ultima non sarà così radicale come per gli edifici costruiti durante il Ventennio. L'Azienda sanitaria attende proprio il cambio di destinazione d'uso per mettere sul mercato la struttura in un'area che, nei piani dell'amministrazione al di là del momento contigente di oggi, è destinata ad una valorizzazione. Infine, ricordiamo che poco tempo dopo la chiusura dell'ospedale ortopedico, venne annunciato anche il trasferimento della Stella Maris e tra i tirrenesi si diffuse un senso di perdita ulteriore per due grandi realtà difficilmente rimpiazzabili che davano lustro a questo territorio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
