La manifestazione
Una casa scomoda per il porto
Carlo Venturini
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Il cantiere a Bocca dArno per i lavori di realizzazione del nuovo porto turistico Anziana vince il ricorso al Tar e blocca la procedura d'esproprio
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PISA. «Quella casa rimane lì dov'è e l'anziana che vi abita può continuare a viverci tranquillamente». E' questo il senso dell'ordinanza del Tar di Firenze che ha visto fronteggiarsi un'anziana donna contro il Comune di Pisa e la società Borello, oggi Boccadarno. La casa dell'anziana è in una posizione strategica per una parte dei lavori del nascituro porto di Bocca D'Arno ma ciò non significa che i lavori vengano in qualche modo bloccati. E' pur vero però che il bastone tra le ruote della macchina del porto, l'anziana signora l'ha messo. La vicenda su cui è stato chiamato a pronunciarsi il Tar fiorentino affonda le sue radici nel 1994 quando appunto la donna comprò dal Comune questa casa (una ex concimaia) di circa 65 mq con tre resedi. Quella casetta con gli annessi, tra cui un orto, era posta in una zona che poi sarà inglobata nelle aree dei lavori del porto turistico. Quando la donna ha saputo che la sua proprietà era stata inserita nel piano attuativo del Comune per il porto di Marina (2003-2006) e che nel 2006 la società Borello stava presentando un piano di recupero, si è fatta avanti ed ha depositato la domanda per aderire al piano stesso diventandone da tale data soggetto partecipante ed attuatore. Stando ai difensori della ricorrente, la donna avrebbe dunque dovuto partecipare ritualmente a tutte le procedure amministrative e di stima del valore degli immobili in quanto proprietaria della casa e dei terreni circostanti. Dal momento della presentazione della domanda però, sempre secondo il ricorso presentato, né la società Borello-Boccadrano, né il Comune si sono fatti vivi. I difensori della donna scrivono nell'atto del ricorso che la signora era un evidente «impiccio» e che la Borello avrebbe costituito un consorzio di urbanizzazione con tanto di statuto, dove all'anziana veniva attribuita una metratura in proprietà di molto inferiore a quella reale. «In pratica - si scrive nel ricorso - nello statuto non sono stati ricompresi i resedi che erano stati regolarmente acquistati dalla ricorrente». A questo punto il Comune procede con la procedura dell'autotutela e cioè con l'avvio dell'esproprio e con la vendita. La Borello-Boccadarno intanto sta alla finestra perché l'ordinanza del Tar non riguarderebbe la società bensì riguarda la sospensione dell'avvio del procedimento di autotulela del Comune. Come dire che una volta chiarita la proprietà dei terreni, la Borello acquisterà o dalla ricorrente o dall'eventuale diverso proprietario. Ed in questo caso si aprirà il problema di una stima del valore dei terreni, che secondo i ricorrenti sono edificabili e valgono 3200 euro al m/q mentre seondo una stima della Boccadarno il valore è di 351 euro al m/q. L'ordinanza del Tar comunque dichiara l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, dell'invito all'adesione del consorzio, dell'avvio del procedimento di autotutela della compravendita nonché ogni altro atto connesso, presupposto e conseguente, compresa la Convenzione tra Comune e Borello e lo statuto del consorzio di urbanizzazione per la realizzazione del Porto turistico in Marina di Pisa.
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