Il Tirreno

Pisa

Tregua dopo tensioni e minacce di ricorsi

Giovanni Parlato
Tregua dopo tensioni e minacce di ricorsi

Incassato il giorno di proroga, resta il presidio che blocca il centro radar

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 PISA. Stamani sapremo la verità su Coltano, se l'ex centro radar circondato da doppia rete e doppio filo spinato, sarà - come è stato definito - «il lager» per 500 tunisini.  Un giorno di proroga è quanto è riuscito a strappare un volitivo Marco Filippeschi al prefetto Antonio De Bonis in una partita dove il questore Raffaele Micillo ha svolto un delicato ruolo di mediazione fra due istituzioni che negli ultimi giorni quasi non si parlavano più. Il questore è andato di buon mattino a Coltano dove il sindaco Marco Filippeschi, con la fascia tricolore, era lì dall'alba sostenuto da altri sindaci dell'area pisana, tutti rigorosamente con la fascia per evidenziare il ruolo delle istituzioni. E, con loro, Andrea Pieroni, presidente della Provincia e Giancarlo Lunardi, presidente del Parco. Una protesta civile quanto determinata che ha trovato insieme rappresentanti degli enti locali e gente di Coltano e l'assessore Maria Paola Ciccone, davanti all'ex centro radar, si è incatenata insieme ad altre donne fra cui una signora incinta.  Il questore Micillo si è intrattenuto con Filippeschi invitandolo ad un incontro in prefettura con una delegazione di sindaci compreso Pieroni. E così è stato. Oltre a Filippeschi, hanno salito i gradini della prefettura, i sindaci Simone Millozzi di Pontedera, Paolo Panattoni di San Giuliano, Ivan Mencacci di Lari, Carlo Carli di Fauglia e assessori di San Miniato e Santa Croce. In più, è giunto anche Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno, in qualità di presidente regionale dell'Anci, l'associazione dei comuni. Quando la riunione è finita, la situazione resta interlocutoria. «Al momento è tutto congelato», dice Marco Filippeschi che fa notare come alla prefettura, al momento, manca un atto ufficiale che possa fare cominciare l'operazione a Coltano. Su questo punto fanno leva i sindaci e il presidente del Parco, Giancarlo Lunardi. Se i lavori dovessero cominciare, potrebbero essere fermati per abuso edilizio. Ma la risposta della prefettura arriva un'oretta dopo quando il prefetto di Palermo, nominato commissario straordinario, incarica il prefetto di Pisa quale soggetto attuatore dell'intervento a Coltano in esecuzione dell'ordinanza di protezione civile firmata da Berlusconi il 18 febbraio per interventi urgenti di assistenza umanitaria per la crisi del nord Africa. In pratica, è il nullaosta del governo su Coltano considerando che le navi da Lampedusa dovranno portare via tutti i tunisini nell'arco di 60 ore.  Ancora alti e bassi con il sindaco ritornato al presidio di Coltano, ma con l'apertura del prefetto di un giorno di proroga in attesa di un'alternativa che possa emergere nei contatti fra Stato e Regione Toscana. E, successivamente, il quadro si chiarisce quando il ministro Maroni dice di aspettare fino alle 9 di stamani (oggi per chi legge) nove-dieci piccole soluzioni alternative al posto della sola Coltano che sta studiando il governatore Rossi. Stamani il ministero degli Interni renderà nota la lista dei siti in tutta Italia, escluso l'Abbruzzo. Il sindaco Filippeschi, in serata, è tornato a Coltano dove il presidio continuerà in attesa d'una risposta e il presidente Pieroni ribadisce che «l'ipotesi Coltano è irricevibile, al di là delle frasi ufficiali, la tendopoli rappresenterebbe di fatto un Cie».  

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