Attenzione
La guerra delle campane
Lucia Maffei
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La chiesa di SantAntonio Un cittadino contesta la frequenza dei rintocchi Il parroco: devono essere i carabinieri a dirmi di smettere
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PISA. Per chi suona la campana? Per tutti noi, diceva Hemingway nell'omonimo romanzo, ma qualcuno ne farebbe volentieri a meno. Secondo Guglielmo Giambartolomei, residente in via Mazzini, la frequenza dei rintocchi delle campane della vicina chiesa di Sant'Antonio è «piuttosto inusuale e alquanto fastidiosa». In una lettera al Tirreno Giambartolomei contesta le "scampanate" domenicali delle 8, delle 8.15 e delle 8.30, la prima delle quali a suo dire arriva a circa 60 rintocchi. «L'inesorabile (e inutile) cadenzare di questo fastidioso rumore - scrive il lettore del "Tirreno" - rende impossibile trovare il giusto riposo in questo momento della mattina, l'unico della settimana per la maggior parte della società. Trovo antidemocratico imporre a tutti i costi e a tutte le ore un suono simbolo di una determinata religione in un contesto sociale ormai profondamente variegato e composto da persone non credenti oppure appartenenti a religioni diverse». Don Paolo Formiconi, parroco della chiesa di Sant'Antonio situata vicino alla Cpt, replica che lo scampanio non lede alcuna libertà: «Il suono non è imposto a tutte le ore: dal lunedì al sabato si sente solo alle 12, alle 17.30 e alle 17.45». Quanto alla domenica, Formiconi sostiene: «Non so quanti siano i rintocchi, comunque l'unica campana non suona mai più di un minuto per volta. Sono quattro anni che andiamo avanti così, all'inizio i frati celebravano la prima messa domenicale alle 7 e non alle 8.30». Ha già ricevuto proteste di questo tipo? «Solo quella di un ragazzo di cui non ricordo il nome che passa il sabato sera fuori e la mattina dopo vuole dormire fino all'una. La protesta mi sembra a suo esclusivo uso e consumo». Crede che ci saranno conseguenze? «Se qualcuno vuole organizzare una raccolta di firme può farlo, ma finché i carabinieri non mi diranno di smettere continuerò a suonare».
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