Sicurezza
Iniziate nel pomeriggio di ieri le operazioni di imbragatura sullarenile della spiaggia di San Rossore
La balena sarà trascinata a 10 miglia dalla costa
Gianni Parrini
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La balena durante loperazione di imbragatura La carcassa finirà su un fondale a 50 metri per diventare una riserva di cibo per i pesci
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PISA. Sarà il vento a decidere. Se stamani le condizioni del mare lo consentiranno ed Eolo non soffierà troppo forte, prenderà finalmente il via l'operazione di affondamento della balenottera spiaggiatasi mercoledì scorso, sull'arenile di San Rossore. La carcassa dell'animale, già imbragata, avrebbe dovuto essere inabissata nel pomeriggio di ieri, ma qualche onda di troppo ha sconsigliato di dare il via a questa sorta di funerale marino. Il cetaceo sarà trascinato a largo da una chiatta, seguita in questa sorta di processione da una nave di appoggio. Raggiunte le dieci miglia dalla costa, i resti della balenottera verranno zavorrati e affondati a una profondità di circa 50 metri. Il punto in cui riposa il cetaceo sarà segnalato da una boa e lì saranno vietate le attività di pesca a strascico. Un sistema Gps consentirà di non perdere le tracce della carcassa, nel caso le correnti la dovessero spostare. Sui resti della balena, infatti, sorgerà un nuovo ecosistema: «Vi nasceranno nuove specie di invertebrati e di piccoli vertebrati - spiega il dottor Stefano Dominici, paleontologo al museo di Storia naturale dell'università di Firenze - È un processo che richiede tempo, ma il nostro team controllerà periodicamente quello che avviene per mezzo di un piccolo robot subacqueo, dotato di una telecamera e di un braccio meccanico per il prelevamento dei campioni». La nascita di queste nuove comunità si articola in tre fasi: nell'arco di una settimana le carni della balena forniranno il cibo a piccoli squali e pesci spazzini: in una seconda fase, che durerà qualche mese, saranno gli organismi che riposano sul fondale a trarre nutrimento dai grassi sfuggiti ai pesci più grandi; infine, sarà la volta di una speciale tipologia di invertebrati, dei piccoli vermi di mare, che dovrebbe svilupparsi nutrendosi del grasso contenuto nelle profondità delle ossa del cetaceo. L'intera successione ecologica durerà alcune decine di anni. «È la prima volta che nel Mediterraneo si tenta uno studio del genere - spiega Dominici - In questo modo, la morte della balena avrà un senso».
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