Il dolore
Pega, trattativa a oltranza
Carlo Venturini
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Il presidio dei lavoratori della Pega3 MINUTI DI LETTURA
Sulla vicenda Pega si allunga lo spettro di Mirafiori. Ieri c'è stata una trattativa molto tesa tra i sindacati ed i vertici della Viesse, l'azienda lombarda che rileverà, a partire dal 1º febbraio, le commesse che la Ceva (indotto Piaggio) dava in appalto alla Pega. La vertenza non si è conclusa, ma qualche indiscrezione è trapelata.
Sul tavolo della estenuante trattativa, tenutasi nella sede della Cgil alla presenza anche di Cisl, Uil e Cobas, c'era la riassunzione da parte di Viesse dei 108 lavortori licenziati da Pega e l'applicazione del contratto multiservizi. La trattativa si è arenata in tarda serata, quando la Viesse ha posto come condizione per la riassunzione dei lavoratori Pega che non venga pagato il primo giorno di malattia nel caso in cui l'assenteismo superi il 15 per cento; una formula, questa, simile a quella di Mirafiori. Inoltre la Viesse vorrebbe che venisse applicato il contratto della logistica. «Mentre noi - spiegano i Cobas - chiediamo che sia applicato il contratto multiservizi che ci darebbe molte più garanzie». L'aria che si è respiata durante l'incontro è stata molto pesante, visto e considerato che questi lavoratori sono in sciopero da martedì scorso. La tensione, infatti, è culminata con un malore che ha colpito un delegato dei Cobas il quale ha dovuto lasciare il tavolo. Anche fuori dai cancelli della Pega ci sono stati momenti di nervosismo, con la polizia intervenuta perché si cercava di impedire l'uscita di un camion dai magazzini di Porta a mare. «Non ce l'avevamo contro l'autotrasportatore, ma contro la Pega», dicono alcuni lavoratori. La vertenza va avanti già da alcuni mesi, ma i 108 lavoratori hanno alzato il tiro delle mobilitazione a partire da martedì scorso con uno sciopero spontaneo ed ad oltranza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza degli operai è stata l'aver ricevuto una busta paga con la decurtazione fino al 75% della retribuzione, decurtazione accompagnata da una lettera di licenziamento. Una vera e propria doccia gelata. Il giorno successivo gli addetti della Pega hanno proseguito la mobilitazione manifestando davanti ai cancelli della Ceva di Lugnano dove hanno risocsso la solidarietà dei colleghi.
A fine mese scade l'appalto con cui Ceva delega parte del lavoro logistico per Piaggio alla Pega e l'appalto sarà rilevato dalla Viesse. Fatto sta che il 75% dei licenziati sono donne divise tra i magazzini di Pisa, Lugnano e Bientina. Fin dall'inizio della vertenza, i Cobas avevano chiesto più volte che qualunque impresa subentrasse, dovesse assorbire tutti i lavoratori della Pega. Sul fronte delle buste paga, secondo indiscrezioni, Pega ha proposto di saldare tutto entro la prima decade di febbraio. «I lavoratori sono stanchi di non sapere nulla del loro futuro - dice Federico Giusti dei Cobas - e sono arci stufi di percepire il salario a rate».
Sul tavolo della estenuante trattativa, tenutasi nella sede della Cgil alla presenza anche di Cisl, Uil e Cobas, c'era la riassunzione da parte di Viesse dei 108 lavortori licenziati da Pega e l'applicazione del contratto multiservizi. La trattativa si è arenata in tarda serata, quando la Viesse ha posto come condizione per la riassunzione dei lavoratori Pega che non venga pagato il primo giorno di malattia nel caso in cui l'assenteismo superi il 15 per cento; una formula, questa, simile a quella di Mirafiori. Inoltre la Viesse vorrebbe che venisse applicato il contratto della logistica. «Mentre noi - spiegano i Cobas - chiediamo che sia applicato il contratto multiservizi che ci darebbe molte più garanzie». L'aria che si è respiata durante l'incontro è stata molto pesante, visto e considerato che questi lavoratori sono in sciopero da martedì scorso. La tensione, infatti, è culminata con un malore che ha colpito un delegato dei Cobas il quale ha dovuto lasciare il tavolo. Anche fuori dai cancelli della Pega ci sono stati momenti di nervosismo, con la polizia intervenuta perché si cercava di impedire l'uscita di un camion dai magazzini di Porta a mare. «Non ce l'avevamo contro l'autotrasportatore, ma contro la Pega», dicono alcuni lavoratori. La vertenza va avanti già da alcuni mesi, ma i 108 lavoratori hanno alzato il tiro delle mobilitazione a partire da martedì scorso con uno sciopero spontaneo ed ad oltranza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza degli operai è stata l'aver ricevuto una busta paga con la decurtazione fino al 75% della retribuzione, decurtazione accompagnata da una lettera di licenziamento. Una vera e propria doccia gelata. Il giorno successivo gli addetti della Pega hanno proseguito la mobilitazione manifestando davanti ai cancelli della Ceva di Lugnano dove hanno risocsso la solidarietà dei colleghi.
A fine mese scade l'appalto con cui Ceva delega parte del lavoro logistico per Piaggio alla Pega e l'appalto sarà rilevato dalla Viesse. Fatto sta che il 75% dei licenziati sono donne divise tra i magazzini di Pisa, Lugnano e Bientina. Fin dall'inizio della vertenza, i Cobas avevano chiesto più volte che qualunque impresa subentrasse, dovesse assorbire tutti i lavoratori della Pega. Sul fronte delle buste paga, secondo indiscrezioni, Pega ha proposto di saldare tutto entro la prima decade di febbraio. «I lavoratori sono stanchi di non sapere nulla del loro futuro - dice Federico Giusti dei Cobas - e sono arci stufi di percepire il salario a rate».
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