Attenzione
IL PROFILO
A servizio di 5 vescovi
G.F.
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Don Armani stringe la mano a Giovanni Paolo II e con la foto di famiglia del giorno della prima messa 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Don Aldo Armani, calcesano di Castelmaggiore, celebrò la prima messa nell'ormai lontano 1954. Una foto, appesa a una parete del suo studio, lo ritrae con i familiari e i parrocchiani in quel suo primo giorno all'altare. Una missione iniziata sotto il vescovado di monsignor Vettori, proseguita con Camozzo, con Matteucci, Plotti e adesso con Benotto. Un'esperienza tutta all'interno della chiesa pisana, che l'ha portato ad essere parroco di Vicopisano e Riparbella, presidente dell'Istituto per il sostentamento del clero e da un quarto di secolo rettore della chiesa dei Cavalieri. Una curia che ha dato tanto all'episcopato italiano e che amministra una grande quantità di beni immobiliari. «Ma la nostra chiesa non è ricca, tutt'altro» dice don Armani «perché questo grande patrimonio è gestito in perdita. Viviamo dell'8 per mille e delle offerte liberali, che però sono assai scarse». Torniamo ai vescovi. Don Aldo ricorda Vettori, il vescovo dei tempi difficili del passaggio della guerra, del dolore e delle lacrime, altre figure di spicco da don Fontana a padre Boschi. Poi Ugo Camozzo, nell'immediato dopo guerra, con quel suo portamento che poteva apparire distaccato ma carismatico, il ritorno ai festeggiamenti della Madonna sotto gli organi e di San Ranieri. E dopo Camozzo, monsignor Matteucci, «molto consapevole della propria cultura, fine giornalista, relatore del Concilio». E più recentemente monsignor Plotti, «un protagonista del suo tempo, un forte interlocutore della società e del dibattito politico, culturale e artistico». E siamo all'attualità di monsignor Benotto, da Ripafratta a vicario generale, un'esperienza a Tivoli, per il resto un percorso tutto interno alla chiesa pisana, «l'uomo che forse la conosce meglio» dice don Armani «e che lo rende consapevole delle grandi difficoltà del momento».
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