Il Tirreno

Pisa

Continua la protesta contro la riforma voluta dal ministro Gelmini

Ateneo, lezioni ancora a rischio ricercatori sul piede di guerra

Enrico Santus
Una protesta dei ricercatori
◗
Una protesta dei ricercatori

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. A pochi giorni dall'inizio del secondo semestre, l'Università è in subbuglio a causa dell'indisponibilità dei ricercatori a fare lezione. Ciò potrebbe compromettere l'inizio dei corsi. «Un'indisponibilità - dichiara Rocco Rizzo, ricercatore di Ingegneria - che avevamo condizionato al ddl Gelmini e che siamo decisi a ribadire». Gli fanno eco i ricercatori di molte altre facoltà, tra cui Marina Bailo, di Lettere e Filosofia, la quale sostiene che «le modalità di protesta sono varie e verranno messe in pratica se non si vedesse una sufficiente disponibilità da parte delle istituzioni».  Nelle assemblee delle singole facoltà sono emersi nelle ultime settimane orientamenti leggermente differenti, concordi però in tre punti fondamentali: l'accesso dei ricercatori alla commissione statuto; l'accesso alla commissione sviluppo, che stabilirà i criteri per il reclutamento e la progressione di carriera per i prossimi anni; la realizzazione di una commissione che si occupi di dare le linee guida e un tetto massimo di ore alla didattica per dottorandi, assegnisti, ricercatori e docenti.  Attualmente, infatti, il regolamento didattico d'Ateneo prevede che i ricercatori coprano un massimo di 90 ore di didattica, tetto che viene regolarmente disatteso, anche perché - per legge - loro non sono obbligati a nessun incarico didattico. È per questo motivo che si chiede una regolamentazione chiara, in grado di riconoscere il lavoro dei ricercatori, tenendo presenti le loro esigenze di ricerca.  «Molti di noi rimangono indisponibili - afferma Elisa Giuliani, di Economia - mentre qualcun altro ha deciso di far ripartire solo uno dei corsi che normalmente seguiva».  La ricercatrice parla poi dei risvolti incerti della nuova riforma universitaria: «Siamo demotivati: c'è un'assenza totale di finanziamenti alla ricerca e non viene premiato il merito dei ricercatori in quanto sono stati bloccati anche gli scatti di stipendio».  Concorde Matteo Villa, ricercatore di Scienze Politiche, il quale sostiene che «nonostante si tratti di situazioni molto differenti, i ricercatori di tutte le facoltà sono d'accordo nella necessità di ottenere un riconoscimento per ciò che fanno: finora c'è stata troppa informalità e scarsi riconoscimenti».  I ricercatori di Scienze Politiche già prima di Natale avevano rinunciato all'indisponibilità, a patto di una regolamentazione del carico didattico e dei criteri per il reclutamento e per l'avanzamento di carriera.  I ricercatori di Medicina, circa 120, hanno stabilito che saranno i singoli a scegliere se proseguire l'indisponibilità o riprendere solo in parte il carico didattico, «tenendo conto dei propri interessi e dei parametri di valutazione previsti dalla nuova riforma», come fa sapere la dottoressa Laura Caponi.  A Ingegneria, una delle facoltà in cui la protesta è più forte, sono stati divulgati dei bandi per tutti i corsi che lo scorso anno erano spettati ai ricercatori. «Si tratta di oltre 100 corsi che sino a fine febbraio saranno vacanti, e che potrebbero rimanere tali se non si giungerà ad una soluzione condivisa al più presto», fa sapere Rocco Rizzo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa