Sicurezza
«Con la pistola facevano la roulette russa»
Sabrina Chiellini
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Pattuglie dei carabinieri durante alcuni controlli Parla l'imprenditore aggredito e rapinato nella villa insieme alla moglie
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S. GIOVANNI ALLA VENA. L'incubo è durato oltre un'ora. L'imprenditore e la moglie rapinati venerdì sera nella loro villa a San Giovanni alla Vena difficilmente dimenticheranno l'aggressione, anche se alla fine hanno potuto ringraziare il cielo per esserne usciti vivi. L'assalto ha portato nelle tasche dei malviventi oltre centomila euro tra gioielli e denaro. Quel contante doveva servire anche per pagare gli stipendi ai circa trenta operai dell'azienda di famiglia. «Ero stato a cena, poi mi sono fermato al bar a Cucigliana - racconta l'imprenditore, 78 anni, di corporatura robusta - di solito inserisco l'allarme in casa quando rientro. Ho aperto il cancello (la strada è in salita) e mi sono avviato alla porta. Mentre stavo per entrare in casa quei due uomini mi hanno colpito alle spalle, mi hanno spinto per terra. Credo di essere rimasto in quella condizione per 40 minuti. Ho cercato di reagire con tutte le forze che avevo. Ma loro erano in due, avevano il volto coperto da un passamontagna. Ho lottato per un po', poi ho ceduto. Mi hanno legato mani e piedi, mi hanno messo un cerotto sulla bocca». Alla fine hanno preso le chiavi e sono entrati. «Sono stati momenti terribili - racconta l'uomo che ha le mani gonfie, ematomi agli occhi e alle braccia - mi hanno spinto sul divano, in ginocchio. Uno mi minacciava con la pistola, la puntava alla tempia e alla bocca. Ho sentito fare clic un paio di volte, come se fosse la roulette russa. Che situazione, che spavento, sentivo la pressione aumentare», ripete l'imprenditore, dando l'impressione di dover scaricare una grande tensione che anche a distanza di tempo non lo lascia tranquillo. I banditi, forse stranieri e che hanno dato l'impressione di avere una certa padronanza della situazione, gli hanno intimato più volte di non parlare. «"Stai buono, non urlare", se penso a quei momenti mi vengono i brividi». Volevano le chiavi della cassaforte, anzi di due. Non riuscendo ad ottenere la collaborazione dell'imprenditore, che nonostante la non giovanissima età non ha esitato a reagire, i banditi sono saliti al primo piano, dove c'era la moglie, sorpresa nel sonno. «Con me sono stati quasi garbati - spiega la donna, intimorita - mi hanno legato mani e piedi, ma non mi hanno picchiato. Mi hanno aiutato a scendere le scale per portarmi davanti a mio marito». La donna aveva al polso un orologio d'oro. Spontaneamente e temendo che glielo potessero strappare con la forza, lo ha messo a disposizione dei malviventi. Uno dei due, anche durante la colluttazione con l'imprenditore, avrebbe fatto riferimento alla madre ammalata. «Mi servono diecimila euro, mia mamma è ammalata», è stato sentito dire più volte. La somma portata via è nettamente superiore, stando alla denuncia presentata dall'imprenditore. I rapinatori hanno preso tutto quello che hanno potuto. L'imprenditore alla fine ha cercato anche di convincerli a "mollare" parte della refurtiva. «Mi lasciate sul lastrico, senza un soldo?», si è rivolto così ai malviventi. «"Devo pagare gli operai", ho detto - racconta la vittima della rapina - "Non potete farmi questo". Uno dei due ha preso circa 600 euro e me li ha lasciati. Sì, è andata così, sembra incredibile ma è vero».
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