Sicurezza
Personale delle mense, braccio di ferro sui turni
G.C.
La rsu chiede un confronto dopo che l'azienda ha eliminato l'apertura serale in via Betti
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PISA. Giovedì scorso la rappresentanza sindacale dei lavoratori pisani dell'Ardsu ha annunciato al presidente Marco Moretti l'intenzione di ricorrere alla concertazione per fronteggiare la riduzione del personale prevista dal piano di tagli. Dal primo febbraio, infatti, chiude il turno serale della mensa universitaria di via Betti. Il "sacrificio" comporta una più bassa necessità di organico; tra pensioni e assunzioni previste, alla fine nessuno perderà il lavoro. Ma un turno in meno vuol dire meno gente in rotazione, quindi meno "turnazione": questa è una voce in busta paga, 140 euro al mese, che l'azienda corrisponde per risarcire il disagio del cambio turno ogni settimana; una volta a pranzo, una volta a cena. La proposta dell'azienda è molto vicina a quella dei sindacati: lavorare meno per lavorare tutti. Una sorta di contratto di solidarietà: per sei mesi alcuni rinunciano alla turnazione e hanno solo orari antimeridiani. Nei sei mesi successivi, ricominciano a "girare" e lo stipendio più leggero tocca ad altri. L'unico ostacolo per trovare l'accordo è costituito dai lavoratori stessi: chi ha 35 anni d'anzianità di servizio, una famiglia a carico e spese programmate come i mutui sostiene che perdere quei 140 euro è un «massacro». Nel contempo, il personale da poco attivo si chiede perché debbano essere sempre i più giovani a pagare il conto. La rsu denuncia, inoltre, che ai dirigenti dell'azienda sia stato aumentato l'onorario. E ciò non è opportuno, viste le condizioni finanziarie. L'Ardsu smentisce questa misura e, con il primo febbraio alle porte, intanto ha deciso: per i primi sei mesi la turnazione è sospesa ai più giovani.
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