Il Tirreno

Pisa

La tassa di soggiorno non convince

Daniele Benvenuti
La tassa di soggiorno non convince

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PISA. Uno strumento per finanziare il turismo e la sua promozione in un periodo di vacche magre per le amministrazioni locali oppure l'ennesimo balzello ai danni degli imprenditori con ricadute negative sulle presenze? È su questo interrogativo che si dividono i favorevoli ed i contrari all'introduzione della cosiddetta tassa di scopo (o tassa di soggiorno) che dovrebbe far parte del pacchetto introdotto dal federalismo municipale in discussione a Roma.  Sul tavolo la possibilità, per ora solo dei Comuni capoluoghi di provincia, di introdurre un contributo per ogni notte trascorsa in albergo che può andare da un minino di 50 centesimi ad un massimo di 5 euro. In discussione anche la possibilità di riconoscere questa facoltà alle Province per i centri minori.

Il fronte dei favorevoli è capeggiato dal sindaco Marco Filippeschi (ne aveva accennato anche nel programma elettorale). Sulla stessa lunghezza d'onda l'assessore Giuseppe Forte: «L'accoglienza è sì un valore economico - afferma - ma impone investimenti per le infrastrutture e per il decoro della città che adesso le amministrazioni locali non possono più sostenere visti i tagli. Basterebbe un euro a persona, o forse anche meno; una cifra talmente bassa che non credo scoraggerebbe il turismo. Come impiegheremmo questi soldi? Sicuramente reinvestendoli nel settore. Non solo per la manutenzione, ma anche per eventi considerando che per ogni euro speso per attrazioni (vedi San Silvestro) ne ritornano venti per l'economia locale».  Perplessità sull'introduzione della tassa, invece, da parte dell'assessore provinciale al turismo Salvatore Sanzo. «Ribadisco - dice - la necessità di valutazioni molto attente. Anche perchè si continua a ragionare solo su ipotesi. Aspettiamo prima di fare un'analisi compiuta. Le mie perplessità derivano soprattutto dalle caratteristiche del nostro turismo. In ogni caso sarà determinante, se il provvedimento sarà varato - conclude Sanzo - reinvestire le risorse così ottenute esclusivamente nello stesso settore turistico, in particolare per quanto riguarda le funzioni dell'informazione e dell'accoglienza. La tassa non dovrà certo essere un'imposta sostitutiva di altre imposte come Ici o altri tributi».  E proprio sul bilanciamento di questa tassa e sul suo reale utilizzo si gioca la scommessa. E' quanto spiega il consigliere regionale (Pd) Pier Paolo Tognocchi. «Non sono contrario in maniera pregiudiziale, ma occorrono paletti precisi. Anzitutto non deve essere una penalizzazione per le attività. In questo caso ritengo che dovrebbe essere unita ad una riduzione dell'Iva sul turismo».  Tognocchi fa esempi concreti: «L'Italia è la nazione dell'area euro ad avere la più alta Iva del settore (10%). In Olanda è al 6% e l'imposta di soggiorno è il 5% sul conto totale delle camera; a Parigi la tassa varia da 1,5 a 2,5 euro a persona, ma con una Iva al 5,5%. In Spagna l'Iva è all'8%. Logico quindi che in tali condizioni la competitività delle tariffe non ne risenta in modo significativo».  Per il consigliere è fondamentale la finalità: «Non deve certo essere lo strumento per assestare i bilanci comunali, magari sopperendo all'abolizione dell'Ici. Semmai deve servire, ad esempio, alla promozione delle nuove rotte nel caso di una città come Pisa, con un aeroporto importante».

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