Sicurezza
Contestati i dati sulla pressione tributaria
La giunta contro la Cgia: non tartassiamo i cittadini
Gianni Rosini
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Palazzo Gambacorti, sede del Comune 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Il Comune non ci sta e controbatte alla ricerca della Cgia di Mestre sulla pressione tributaria dei capoluoghi di provincia. Da questi dati risulterebbe che il Comune di Pisa è quello che in Toscana ha la più alta tassazione pro capite. Giovanni Viale, assessore comunale al bilancio, spiega che «questa pubblicazione si basa su dati non omogenei e che non tengono conto di diversi fattori di grande importanza». Viale presenta i medesimi dati, rielaborati in maniera tale che tengano conto degli aspetti tralasciati dalla Cgia, «altrimenti si rischia di diffondere numeri non veritieri». I due aspetti che Viale vuole maggiormente sottolineare sono stati quello relativo alla Tarsu, tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e all'Ici sulla seconda casa. Relativamente al primo punto, l'assessore afferma che «i calcoli della Cgia possono essere definiti superficiali, in quanto non tengono conto del fatto che molti Comuni, invece di avere la Tarsu, hanno la Tia, tariffa igiene ambientale». La differenza tra queste due voci è che, mentre la Tarsu entra nelle casse comunali e solo successivamente viene girata all'azienda addetta alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, con la Tia si paga direttamente il servizio alla ditta che ha vinto l'appalto. «La Cgia - spiega l'assessore - non ha tenuto conto di questo aspetto e nel conteggio sulla pressione tributaria di Pisa ha inserito anche gli introiti provenienti dalla Tarsu. La maggior parte dei capoluoghi, che invece hanno la Tia, non si sono visti attribuire questa cifra in quanto i soldi non passano dalle casse comunali». In poche parole, dai dati forniti dalla Cgia sembra che il Comune intaschi i soldi provenienti dalla Tarsu, ma così non è, visto che questi vengono usati per pagare l'azienda che smaltisce i rifiuti. Se a Pisa vengono sottratti gli introiti provenienti dalla Tarsu la classifica nazionale, cambia in modo considerevole. Anche sul calcolo degli incassi provenienti dall'Ici sulla seconda casa, l'assessore è piuttosto perplesso. «Innanzitutto - spiega - si deve premettere che questa tassa non andrebbe divisa tra tutte le persone fisiche residenti nel Comune, ma tra gli intestatari degli immobili». Viale continua illustrando l'aspetto che maggiormente, secondo lui, invalida i dati: a Pisa molte seconde case appartengono a cittadini non residenti nel Comune. «Si calcola che il 45% di coloro che pagano l'Ici sulla seconda casa a Pisa non siano residenti, quindi è sbagliato dividere gli introiti totali per i residenti nel Comune». Sulla questione interviene anche il sindaco Marco Filippeschi: «I numeri diffusi dalla Cgia ledono l'immagine della nostra amministrazione, da sempre attenta a non gravare troppo sui cittadini».
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