Il dolore
Indagini fiscali sull'acquisto di capannoni
G.R.
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Un cantiere edile Consorzio nel mirino del fisco, protestano gli artigiani
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PISA. «È incredibile come il fisco pensi di infierire sui consorzi in questo modo». I vertici della Cna, Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa, e di Casartigiani sono sconcertati dagli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate su 33 atti di acquisto di capannoni da parte di imprese facenti parte di un consorzio. I consorzi - ricordano le associazioni - acquistano un terreno su cui costruiscono, attraverso finanziamenti, degli immobili che poi rivendono ai soci del consorzio e senza lucrare sull'operazione, quindi i compratori sborsano solo una cifra pari ai costi di costruzione dell'immobile. I consorzi vengono creati dalle aziende proprio per cercare di comprimere i costi, visto che essi hanno delle agevolazioni per operazioni di questo tipo. Ciò che sconcerta Cna e Casartigiani è che l'Agenzia delle Entrate abbia fatto arrivare ad un consorzio che sta ultimando la consegna dei primi capannoni avvisi di accertamento a causa di una presunta, secondo loro, sottostima rispetto al prezzo di mercato. L'Agenzia delle Entrate motiva questo atto sostenendo che in passato, in casi da loro reputati analoghi a quello in questione, il valore dell'immobile ha avuto una maggiore stima. La conseguenza sarebbe che gli imprenditori delle 33 aziende coinvolte si ritroverebbero a dover pagare, oltre al prezzo dell'immobile, il 4 per cento circa di tasse, tra imposte catastali e ipotecarie, sulla differenza derivante dalla nuova stima del capannone. In poche parole, il mancato pagamento di questa differenza sarebbe considerata un'evasione fiscale. Tuonano Andrea Zavanella, presidente di Cna, e Paolo Ribechini, presidente di Casartigiani, che definiscono gli accertamenti «assurdi nel metodo e nel merito, visto che nell'ambito dei consorzi non si sa dove sia possibile ravvisare del nero che risulterebbe sconveniente ai soggetti stessi». Le due associazioni pensano che quella dell'Agenzia delle Entrate sia una manovra che colpisce un settore, quello dei consorzi, completamente estraneo a vicende di questo tipo e che le motivazioni di questo comportamento possano essere ritrovate nella necessità di raggiungere gli obiettivi di tenuta sempre più alti richiesti dal ministro Tremonti. L'Agenzia delle Entrate giustifica la necessità di svolgere dei controlli affermando che c'è stata una sottostima, rispetto a casi analoghi di qualche anno fa, di circa il 30% del valore degli immobili. Una percentuale molto alta e che potrebbe mettere in ginocchio gli imprenditori proprietari degli immobili. Per esempio, se un'azienda ha acquistato dal consorzio un immobile stimato 100.000 euro, adesso se lo vedrebbe stimare 130.000. La differenza nella stima, che in questo caso ammonterebbe a 30.000 euro, porterebbe l'imprenditore a pagare 1.200 euro di tasse all'Agenzia delle Entrate, il 4 per cento della differenza. Le due associazioni dichiarano che non si abbasseranno a questi «metodi sconcertanti di recupero di denaro» e annunciano la possibilità di iniziative legali.
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