Il dolore
Linsigne studioso invita le imprese a puntare sullinnovazione
Quando l'Olivetti sposò Pisa
Francesca Ferretti
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Un momento della cerimonia in Sapienza con il professor Gallino Luciano Gallino: fu un esempio di responsabilità sociale
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PISA. Rivisitare la storia dell'Olivetti per reintrodurre in economia il concetto di responsabilità sociale delle imprese. La proposta viene da Luciano Gallino, uno dei massimi esperti della sociologia dei processi economici, dell'impresa e del lavoro a cui due giorni fa l'Università di Pisa ha conferito una laurea honoris causa in Sociologia. Il professore, nato a Torino nel 1927, ha ricordato la singolare storia della fabbrica Olivetti come moderno modello di impresa, capace di investire in innovazione e creare rapporti stabili con i centri di ricerca e ricadute economiche e sociali nel territorio. Tra questi uno dei più importanti fu proprio a Pisa, precisamente a Barbaricina, dove l'industria di Ivrea fondò nel 1956 il Laboratorio di studi e ricerche elettroniche, centro avanzatissimo in cui venne sviluppato un prototipo pilota della calcolatrice elettronica pisana, antenato dei moderni computer. «I rapporti stabiliti fin dal 1955 tra l'Olivetti e l'Università di Pisa hanno rappresentato un capitolo centrale nello sviluppo dell'informatica in Italia - ha spiegato Gallino nella lectio magistralis - La ricerca, lo sviluppo e la formazione erano di fatto fattori strutturali della politica industriale promossa dallo stesso Adriano Olivetti: la continua innovazione dei prodotti fu sempre in cima alle sue priorità e i rapporti con università italiane, in primis Pisa, e con centri di ricerca negli Stati Uniti furono determinanti per lo sviluppo di prodotti vincenti sul mercato». Il professor Gallino ha ricordato come già dal 1954 l'Università di Pisa avesse deciso di costruire una calcolatrice elettronica: «Quell'anno il professor Marcello Conversi, allora direttore del dipartimento di Fisica, d'intesa con il rettore e illustre matematico Alessandro Faedo, prende contatto con la Olivetti, proponendole di partecipare al progetto. Nella primavera del 1955 Adriano Olivetti invia a Pisa un gruppo di giovani ingegneri e matematici che giungerà ad avere una dozzina di componenti. La direzione viene affidata a un brillante ingegnere italo-cinese da lui reclutato negli Stati Uniti, Mario Tchou. Il gruppo di tecnici mandati da Ivrea lavorerà dentro il dipartimento di Fisica». Nel 1956 alcune divergenze progettuali indussero la Olivetti a trasferire il suo gruppo in una villa nel borgo di Barbaricina, da dove proseguì comunque la collaborazione con l'ateneo con scambi continui di persone e informazioni. «Da qui in poi la storia dell'informatica e dell'elettronica italiane comincia a correre - ha ricordato Gallino - Un prototipo pilota della calcolatrice elettronica pisana viene inaugurato nel 1957, poco dopo gran parte del gruppo che l'aveva progettato si trasferisce al Cnr». Nell'estate del 1958 il laboratorio olivettiano di Barbaricina, dove la produzione materiale di macchine che avevano le dimensioni di una stanza era impossibile, viene spostato a Borgolombardo nel milanese e accresciuto in maniera considerevole. Lo stesso anno viene messa in funzione l'Elea 9001, una macchina concepita in gran parte a Barbaricina: era uno dei primi grandi computer commerciali interamente progettati e costruiti in Europa. Ricordando la storia del laboratorio di Barbaricina, è inevitabile per Gallino far riferimento al presente: «Se guardiamo a come operano in tema di innovazione molte imprese contemporanee nel nostro Paese, vediamo che investono frazioni modeste del bilancio in ricerca e sviluppo - ha detto il professore - I grandi centri di ricerca dell'industria privata sono stati ridimensionati in misura drastica. In compenso le imprese destinano frazioni iperboliche del bilancio alla retribuzione dei manager. Il problema della concorrenza internazionale viene affrontato puntando più sulla compressione del costo del lavoro che sull'introduzione di innovazioni di prodotto e di processo. A chi pone l'obiezione che operare come faceva l'Olivetti più di mezzo secolo fa è oggi impossibile - ha sottolineato Gallino - bisognerebbe ricordare che la capacità di innovazione, resa possibile da una organizzazione del lavoro efficiente e da una robusta macchina commerciale, e un governo d'impresa ispirato a una concezione con forti venature etiche non si possono definire oggi caratteristiche strutturali obsolete. Anzi, nel mondo globalizzato sono più attuali che mai».
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